Sequestro da un milione di euro al "professore" del clan Belforte

Sotto chiave i beni immobili ed i rapporti finanziari di Roberto Trombetta

Roberto Trombetta

Sei immobili oltre a rapporti finaziari messi sotto chiave. Sequestro da un milione di euro per Roberto Trombetta, l'insegnate fratello del ben più noto esponente del clan Belforte Luigi Trombetta, ritenuto anch'egli parte della consorteria criminale dei Mazzacane. 

Il provvedimento, proposto dal Questore di Caserta Antonio Borrelli e vidimato dal Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, è stato eseguito dagli agenti della Divisione Anticrimine della Questura di Caserta e del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza. In particolare sono finiti sotto chiave sei fabbricati, a Marcianise, nonché di diversi rapporti finanziari, nella disponibilità di Trombetta, 54enne nato a Casagiove (attualmente detenuto), e del suo nucleo familiare, per un valore complessivo di oltre 1 milione di euro. 

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L’esecuzione del sequestro dei beni rappresenta l’epilogo della complessa e articolata attività investigativa che ha permesso di ricostruire gli asset patrimoniali e finanziari nella disponibilità, diretta e indiretta (tramite i suoi familiari), di Trombetta, acquisiti con i proventi delle attività illecite commesse nel tempo.

Infatti, il docente è stato condannato - con sentenza del 28 febbraio 2014 - dal Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, alla pena di 4 anni di reclusione, per estorsione continuata e aggravata dalla metodologia mafiosa e, da ultimo, raggiunto da ordinanza di custodia cautelare in carcere, il 17 aprile 2016, per i reati di associazione per delinquere di tipo mafioso, in qualità di partecipe al “clan Belforte”, nonché per numerosi episodi di usura e di estorsione aggravati sempre dal metodo mafioso.

Diversi sono stati i diversi collaboratori di giustizia che hanno concordemente indicato Trombetta come persona che non solo era a disposizione del clan, raccoglieva tangenti e curava i rapporti con politici e imprenditori, ma che scontava assegni postdatati con il supporto del boss Salvatore Belforte, lucrandone una rilevante quota di interessi (pari al 3-4 % mensile). Le attività investigative svolte hanno, quindi, complessivamente dimostrato come Trombetta abbia tratto vantaggio, negli anni, dalla collusione con il “clan Belforte”, beneficiando di una cospicua ricchezza da ritenersi all’origine inquinata e, pertanto, sottoponibile a sequestro di prevenzione.

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