Schiavone racconta gli affari degli imprenditori legati ai Bidognetti

Il business immobiliare del clan: "Loro comprarono il terreno, noi imponemmo le forniture con le nostre ditte"

Nicola Schiavone

Uno scippo. Il terreno su cui il clan Schiavone aveva acceso i propri interessi venne venduto ad imprenditori ritenuti vicini al gruppo dei Bidognetti. Emergono nuovi retroscena sull'operazione immobiliare del clan dei Casalesi su un'area nei pressi di un mobilificio a Casaluce. A rivelare lo "strappo" ai magistrati della Dda di Napoli è stato Nicola Schiavone, figlio del capoclan Francesco Sandokan.

I delicati ingranaggi dell'operazione Casaluce, così la chiama il rampollo di casa Schiavone, non funzionarono a dovere: in scena entrarono degli imprenditori Maranesi "legati a quella criminalitá che stavano giá lavorando a Castel Volturno su altre zone dei Bidognetti". Un gruppo imprenditoriale che era "su Marano quello che i Mastrominico erano per noi altri rispetto al clan cioè imprenditori espressione dei rispettivi clan camorristici".

Scaltramente fecero al proprietario del terreno conteso un'offerta migliore e scipparono l'acquisto dell'appezzamento ai Mastrominico. "Ritenemmo che tutto sommato potevamo tollerare tale ingresso - prosegue Schiavone - anche perchè comunque le relative commesse erano nostre, i calcestruzzi e quant'altro e gli scavi dovevano essere fatti dalle nostre imprese".

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Una tolleranza da parte del clan data anche dal fatto che gli imprenditori maranesi "avevano un lontano parente: Francesco Di Maio, detto Ciccio di Marano affiliato al clan dei Bidognetti". Una partecipazione che, comunque, doveva dare i suoi frutti, "trattandosi sempre di una grossa iniziativa economica in un nostro territorio pretendemmo ed ottenemmo un riconoscimento economico che ci giunse effettivamente. Incominciarono a darci 5000 euro al mese per circa 8-10 mesi( fino al 2007) poi interruppero perchè ebbero problemi giudiziari". Nonostante l'operazione fosse allettante e ben congeniata da Schiavone, Nicola Panaro, Raffaele Bidognetti e Giuseppe Misso, non vide la luce. "Fin quando io sono stato fuori - conclude Schiavone l'operazione non è andata avanti".

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