Schiaffi al bambino autistico, prof libero ma sospeso dal servizio

La decisione del Riesame per il docente arrestato lo scorso luglio a Caserta

Revoca della misura cautelare degli arresti domiciliari per V.S., insegnante di sostegno casertano 53enne reo di maltrattamenti ai danni di un suo alunno autistico. Il Tribunale del Riesame di Napoli ha accolto l'istanza degli avvocati difensori Ferdinando Letizia e Giacomo Tartaglione revocando la misura cautelare degli arresti domiciliari disposta dal tribunale di Santa Maria Capua Vetere, per totale insussistenza delle esigenze cautelari. 

Secondo le accuse l'insegnante della scuola Vanvitelli di Caserta avrebbe preso a schiaffi e a spintoni un alunno autistico di 14 anni. L'indagine era partita nel marzo scorso, dopo la denuncia presentata dai genitori del ragazzo dopo aver notato il malessere del figlio che era diventato aggressivo, nonostante avesse un carattere solitamente mite, e non aveva più voglia di andare a scuola. 

La tesi difensiva dei due legali poggia sui riscontri oggettivi come la pessima qualità delle riprese audiovisive presenti all'interno della struttura scolastica caratterizzate da tempi inappropriati rendendo le immagini suggestive tali da far ritenere che si configurasse il reato di maltrattamenti avvalorate poi da una decontestualizzazione degli episodi. 

Ulteriori elementi a sostegno della tesi sono le risultanze delle intercettazioni telefoniche del professore, dove non emergono condotte umilianti violente, denigratorie e quindi pericolose poste in essere dall'insegnante in danno dell'alunno disabile tali da alterare il suo equilibrio psicologico, l'alunno infatti a fronte di un presunto comportamento violento o un atteggiamento intimidatorio tenuto dal suo insegnante non ha posto nessuna istintiva difesa né manifestazione di fastidio o insofferenza verso il suo ‘carnefice’, in compagnia del quale ha trascorso ogni giornata dello scorso anno scolastico. 

Altresì la difesa ha mostrato quanto la condotta del loro assistito, erroneamente qualificata come maltrattamenti, in realtà sia espressione di discutibili metodi didattici esaurendo la propria censurabilità in ambito disciplinare più che penale, trattandosi quindi di un abuso di 'animus corrigendi' integrandosi quindi il reato di abuso di mezzi di correzione o di disciplina. 

Una tesi difensiva che ha convinto il collegio giudicante che ha applicato nei confronti di V.S. solo la pena interdittiva della sospensione dall'attività lavorativa per 8 mesi.

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