La truffa con lo 'Schema Ponzi’, la curatela parte civile contro i Fiordiliso

Ascoltato Eduardo, nella prossima udienza toccherà a Francesco, poi ci sarà la decisione

Il giudice per le udienze preliminari del tribunale di Napoli Nord ha ammesso la costituzione di parte civile della curatela del fallimento, rappresentata dall’avvocato Giro Sepe di Napoli, nell’udienza preliminare a carico di 5 persone (è stata stralciata la posizione di Luigi Fiordiliso) accusate a vario titolo di truffa, esercizio abusivo della professione e riciclaggio: un giro di investimenti milionario che, in realtà, celava il famigerato ‘Schema Ponzi’,  in base al quale i rimborsi degli interessi del capitale versato dalle persone truffate sono avvenuti solo grazie al flusso di denaro in entrata dai nuovi investitori. Oggi in aula è stato ascoltato Eduardo Fiordiliso che ha scelto di rendere interrogatorio prima che il gup decida sul rinvio a giudizio. La prossima udienza è stata fisata ad inizio marzo quando sarà ascoltato Francesco Fiordiliso e ci saranno le conclusioni dell’udienza preliminare. Oltre a Luigi Fiordiliso, rischia il processo anche la moglie ed il cognato, Antonio Della Volpe, considerato, insieme all’ex politico, l’ideatore della truffa.

Secondo la ricostruzione della Procura, Fioridiliso e Della Volpe, pur non avendo alcun mandato da società o imprese autorizzate, hanno operato dal 2009 al 2014 quali promotori finanziari. Gli stessi, approfittando della fiducia di un elevato numero di persone e prospettando loro lauto guadagni tramite investimenti in titolo sul petrolio e sul rame, inducevano le vittime a farsi consegnare i loro risparmi per una cifra superiore ai 3 milioni di euro. Fiordiliso, secondo la ricostruzione, ha fatto confluire le somme di denaro ricevute su conti intestati a lui, alla moglie e ai suoi 3 figli, sui quali aveva comunque la delega ad operare, nonché su altri conti correnti intestati ad altri familiari o società riconducibili all’ambito familiare. Così facendo poneva in essere operazioni di riciclaggio per occultarne la provenienza illecita. Il finto promotore ha quindi utilizzato i soldi per fini personali, come l’acquisto di auto di lusso o il rimborso delle rate dei mutui accessi per l’acquisto di immobili.

All’inizio del 2012 tuttavia questo “sistema” è giunto al collasso in quanto l’indagato non è più riuscito a far fronte alle innumerevoli e pressanti richieste di rimborso del capitale da parte di più clienti, alcuni dei quali hanno provveduto a chiederne il fallimento, successivamente dichiarato dalla sezione fallimentare del tribunale nel dicembre 2015. Giovedì si deciderà il destino processuale dei sei indagati nell’udienza preliminare al tribunale di Napoli Nord.

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