Estorsione al meccanico per il clan, scarcerato il ‘messaggero’

Il 25enne era stato condannato in primo grado a 3 anni e 4 mesi di reclusione

Vittima dell'estorsione un meccanico di Arzano

Arresti domiciliari per Umberto Meli, 25enne di Castel Volturno accusato di estorsione aggravata dal metodo mafioso commessa ad Arzano per il 'clan della 167 di Arzano'. Condannato in primo grado a 3 anni e 4 mesi di reclusione, la terza sezione della Corte di Appello di Napoli, accogliendo l'istanza presentata dall'avvocato Ferdinando Letizia, ha escluso l'aggravante del metodo mafioso disponendo la misura cautelare meno afflittiva degli arresti domiciliari scontati nel Comune castellano e l'autorizzazione per Meli di svolgere attività lavorativa. 

Meli venne ritenuto dagli inquirenti vicino al sodalizio camorristico della 167 di Arzano ed in forza di questa appartenenza si sarebbe presentato insieme a Giuseppe Giaccio (Pepp' a' sciord), Giuseppe Monfregolo (O'uallarus) e Domenico Russo (O'nan) presso una officina meccanica di Arzano di  proprietà di C.C. per chiedere l'indebito pagamento di somme di denaro o la consegna di beni o altre utilità. 

Il ruolo di Meli nel concorso estorsivo è marginale giacché si sarebbe limitato a fare da tramite del messaggio intimidatorio per conto di Russo e Monfregolo, che avevano dato a lui il compito di avvertire il meccanico C. C. di “mettersi a posto coi compagni” perché Meli e la vittima erano legati da un rapporto di conoscenza e di vicinanza con le rispettive officine, in una delle quali Meli aveva lavorato. 

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Il meccanico nei riguardi del clan vantava un debito di 5000 euro, somma che versò per evitare ritorsioni. Lo stesso C.C. consegnò a Meli la somma di 1.900 euro come anticipo per il clan. Il ruolo di Umberto Meli di collettore tra vittima e clan nell'esclusivo interesse della vittima era apparso agli inquirenti come una partecipazione attiva nell’estorsione, partecipazione però confutata dalla difesa.

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