12 ARRESTI Scoperto il business milionario dopo il rogo tossico

Im manette anche i fratelli casertani Ventrone. I rifiuti lasciati marcire in capannoni abbandonati. In quattro mesi hanno instascato più di un milione

Rifiuti trasportati dal Sud al Nord Italia, ammassati in capannoni abusivi e lasciati marcire: la Squadra Mobile di Milano ha eseguito dodici ordinanze di custodia cautelare (8 in carcere, 4 ai domiciliari). Gli indagati sono accusati, a vario titolo, di traffico illecito di rifiuti, gestione dei rifiuti non autorizzata, realizzazione di discariche abusive, intestazione fittizia di beni e calunnia.

In cella sono finiti Aldo Bosina (il titolare di Ipb Italia Srl, la società che aveva in gestione il capannone della Bovisasca e che aveva trasformato quello stesso sito in una discarica abusiva), Mauro Zonca, amministratore di diritto dell'azienda, Giancarlo Galletti, direttore dello stabilimento. E ancora: Pietro Ventrone di Maddaloni, titolare della Wastesolution, una sorta di azienda "broker" del mondo dei rifiuti, l'autista Valentino Bosini e Massimo Sanfilippo e Colombo Joskwa, altri due imprenditori amministratori di società del settore.  Sono state invece messe ai domiciliari altre quattro persone, tra cui il fratello di Ventrone, che risulta titolare di una società di trasporti utilizzata proprio per "muovere" gli enormi carichi di rifiuti. 

Le indagini sono partite ad ottobre dello scorso anno dopo il rogo di rifiuti scoppiato in via Chiasserini a Milano. Gli indagati, come scrive MilanoToday, avevano dovuto rinunciare al capannone di Milano, ma erano andati avanti con gli altri "lavori" in giro per il Nord Italia. Anche perché in fondo erano "specialisti del settore" e trasformare l'immondizia in soldi era tra le cose che sapevano fare meglio. 

I dodici, stando a quanto accertato dalle indagini dei carabinieri del Noe e della polizia, sono tutti imprenditori e autotrasportatori in qualche modo legati alla discarica abusiva di via Chiasserini, la stessa che la sera del 14 ottobre era stata distrutta da un devastante incendio che aveva fatto scattare l'allarme inquinamento sotto la Madonnina. Nelle fiamme quella notte erano andate in fumo 13mila tonnellate di rifiuti illegali - quasi tutta plastica -, che lì in realtà non dovevano esserci. Quell'immondizia, che era nascosta da tre container sistemati in verticale, avrebbe creato una montagna di rifiuti alta cinque metri se distribuita su un intero campo di calcio. 

Il "modus operandi" degli arrestati era semplicissimo. La Ipb Italia Srl si rivolgeva a delle aziende che trattano rifiuti e stipulava contratti per il loro trattamento, con un pagamento che di solito si aggira attorno ai 150 euro per ogni tonnellata "ricevuta". Quella stessa immondizia, poi, veniva stipata in capannoni abusivi - oltre quello di Milano l'aziende ne aveva altri tre, sequestrati, a Fossalta di Pieve, Verona e Meleti - e lì lasciata "marcire".  In questo modo - ha spiegato la pm Donata Costa - i titolari della società evitavano di pagare il prezzo per il conferimento a un termovalorizzatore o a un'altra azienda, garantendosi così un guadagnato netto ed "esorbitante". Nei quattro mesi e mezzo di indagini, hanno accertato gli uomini della Mobile, nelle casse della Ipb Italia Srl sono entrati 1 milione e 86mila euro, tutti guadagnati illegalmente con 37mila tonnellate di rifiuti arrivati quasi interamente dal Sud Italia. 

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