Lo Stato fa ricorso contro una vittima innocente dei Casalesi

Avanzata istanza in Appello dopo la sentenza di primo grado. Il legale: "Legge applicata in maniera difforme"

Genovese Pagliuca

Assurdo. Assurdo perdere un figlio perché ucciso dalla camorra per aver difeso la propria fidanzata. Assurdo che solo a 23 anni di distanza un giudice riconosca lo status di "vittima della criminalità organizzata" concedendo un indennizzo per i familiari. Assurdo che contro quella sentenza lo Stato faccia ricorso in appello.

IL DELITTO

Non ci sono altre parole per descrivere la "melina" da parte dello Stato Italiano che ha impugnato la sentenza che riconosceva "vittima della camorra" Genovese Pagliuca, ucciso nel 1995 da un commando del clan dei Casalesi. La sua compa? Voleva difendere la propria fidanzata di cui si era innamorata l'amante del boss Francesco Bidognetti, alias Cicciotto e Mezzanotte, Angela Barra che l'avrebbe sequestrata e violentata. Le sentenze, l’ultima emessa nel 2008 dalla Corte d’Assise d’Appello di Napoli, che condannavano killer e mandanti del delitto, tra cui esponenti di primo piano del clan come Aniello Bidognetti e Giuseppe Setola, in particolare hanno accertato come il giovane fosse stato ucciso per punizione, perché si era opposto agli abusi subiti dalla fidanzata ad opera della Barra.

LA SENTENZA: "VITTIMA INNOCENTE DELLA CAMORRA"

Trascorrono 23 lunghi anni durante i quali i genitori di Genovese Pagliuca, rappresentati dall'avvocato ed ex sindaco di Casapesenna Giovanni Zara - il primo cittadino che il boss Michele Zagaria voleva morto -  hanno avanzato istanza (lo hanno fatto nel 2015) per chiedere al Ministero dell'Interno il riconoscimento dello status di "vittima innocente della camorra". Lo Stato rigetta la richiesta in quanto, secondo il Viminale, ci sarebbe una conoscenza tra Pagliuca ed esponenti del clan, a cui si sarebbe rivolto per risolvere la faccenda. 

A riabilitare Pagliuca ci ha pensato un giudice del Tribunale Civile di Napoli che ha sottolineato come il giovane fosse "assolutamente estraneo ad ambienti delinquenziali". Nella sentenza il giudice Pappalardo ha ribadito come il Ministero abbia omesso di considerare la circostanza della “soffocante presenza della criminalità organizzata nel contesto sociale in cui il Pagliuca era inserito, che faceva apparire una denuncia potenzialmente inefficace o – per certi versi – addirittura controproducente, rispetto alla finalità di sottrarsi alla violenza dell’associazione mafiosa".

IL RICORSO

Ma la sentenza di primo grado ancora non basta perché adesso lo Stato ha fatto nuovamente ricorso, stavolta in Appello, uccidendo per la seconda volta Pagliuca. L'udienza è stata fissata al prossimo mese di febbraio. "La legge c'è - sottolinea l'avvocato Zara - Ma viene applicata in maniera difforme con un'umanità pari a zero". I genitori di Pagliuca, ormai anziani, dovranno ancora lottare per vedersi concedere quanto gli spetta di diritto. Una situazione che è comune a diverse vittime della criminalità organizzata. Basti pensare che solo l'avvocato Zara ha almeno altri "sei processi pendenti ed altre 12-13 istanze presentate", rivela il legale.

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