Camorra e droga, chiesta la condanna del figlio di La Torre

Tutte le richieste a carico dei 13 imputati

Francesco Tiberio La Torre rischia una condanna a 18 anni di carcere

Mano pesante del magistrato della Direzione distrettuale antimafia nel corso della requisitoria nei confronti del gruppo che gestiva lo spaccio di droga a Mondragone che, secondo l’accusa, sarebbe stato organizzato dal 32enne Francesco Tiberio La Torre, figlio del boss Augusto, che finì anche in carcere nell’ottobre 2018. 

Per lui la Dda ha chiesto la condanna a 18 anni di carcere; la stessa pena è stata chiesa per Salvatore De Crescenzo, mentre per Michele Degli Schiavi, Vincenzo De Crescenzo e Frederik Loka sono stati chiesti 16 anni. Rischiano dieci anni Giuseppe Rinaldi, Luigi Meandro e Nevila Lika, mentre sono quattordici quelli invocati per Francesco Balestrieri, 9 per Alessio Cipriani, otto per Costantino Cardillo, 4 a testa per Maurizio Montano e Angelo Pagliuca

Gli imputati sono accusati, a vario titolo, di associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti e pscicotrope. L’associazione criminale sarebbe stata promossa, organizzata e capeggiata da Salvatore De Crescenzo, Vincenzo De Crescenzo e Francesco Tiberio La Torre. Sono loro tre che “costituiscono il motore dell’organizzazione”, che ne programmano l’attività, si attivano per reperire i mezzi finanziari per garantire l’acquisto della droga, trasportato dai fornitori direttamente a Mondragone.

Nella struttura piramidale venivano poi, secondo i carabinieri, poi gli organizzatori e fornitori del gruppo: Michele Degli SchiaviFrederik Loka Francesco Balestrieri. Le sostanze stupefacenti spacciate nel Comune di Mondragone spaziavano tra hashish, cocaina e marijuana, ed erano provenienti dall'area del Napoletano o del Casertano.

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Nel collegio difensivo sono impegnati gli avvocati Angelo Raucci, Ignazio Maiorano, Luigi Mordacchini, Edmundo Caterino, Francesco Liguori, Francesco Lavanga, Maria Gianna Ponticiello, Alfonso Quarto, Luigi Ferro, Antonio Miraglia.

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