Respinto il ricorso in Appello, il 'tesoro' da 50 milioni torna nelle mani di Sagliocchi

L'imprenditore era accusato di essere un "colletto bianco" del capoclan Zagaria

Per la Dda Sagliocchi era colluso con Michele Zagaria (in foto)

Confermato il provvedimento di dissequestro del 'tesoro' di oltre 50 milioni di euro di Michele Patrizio Sagliocchi, imprenditore di Villa Literno, accusato di esser colluso con il clan dei Casalesi, fazione Michele Zagaria. 

La Corte di Appello di Napoli, rigettando l'istanza del Pubblico Ministero D'Alessio, ha confermato il provvedimento del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere (sezione Misure di Prevenzione) che già nel gennaio scorso dispose il dissequestro del patrimonio dell'imprenditore liternese per un importo di circa 50 milioni di euro. L'imprenditore è difeso dagli avvocati Giovanni Cantelli ed Alfonso Maria Stile.

Sotto sequestro era finito l'intero patrimonio dell'imprenditore operativo nel settore petrolifero ed immobiliare che secondo gli inquirenti della DDA di Napoli rimpinguava da un ventennio le casse del clan. Oltre a quello del proprio nucleo familiare, composto da disponibilità finanziarie per circa 8 milioni di euro (costituito da conti correnti bancari, conti postali, libretti di deposito, titoli rapporti assicurativi) era stato posto sotto chiave l'intero patrimonio societario di alcune società attive nelle province di Napoli e Caserta nonché una società estera con sede a Malta, un'imbarcazione di lusso, 14 automezzi nonché immobili, terreni e fabbricati dislocati anche nella Regione Lazio. 

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Intestari di gran parte di questi beni erano i due figli dell'imprenditore, Giuseppe e Vincenzo Sagliocchi e la consorte Raffaella Passarelli, tutti difesi dall'avvocato Ferdinando Letizia che ha dimostrato l'estreneità della famiglia dalla dinamiche camorristiche. Confermato il provvedimento di dissequestro, ora i beni sono rientrati nella materiale disponibilità dei legittimi proprietari.

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