Processo a tre rapinatori, ma la parte civile non è una vittima

Il raid sventato per tempo. L'imprenditore: "Mio figlio aggredito fuori la banca per 72mila euro"

Ervis Murra e Rustem Lleshi

Si è costituito parte civile al processo contro una banda di rapinatori ma la rapina che ha subito manca nel capo d'imputazione.

Stupore stamattina in aula al processo a carico di Rustem Llesci, 34enne albanese; Paolo Martino, 45enne di San Cipriano d'Aversa e Ervis Murra, 29enne albanese, svoltosi al Tribunale di Santa Maria Capua Vetere dinanzi al giudice Di Girolamo. Vittima della tentata rapina è il titolare di un distributore di benzina di Villa Literno che ha saputo dell'organizzazione del colpo all'interno della sua abitazione dalla lettura degli atti giudiziari che lo individuavano quale parte offesa.

La rapina, però, di fatto non c'è stata così come il danno materiale. Tutto si è ridotto ad una "paura" e niente di più. Ma nel corso dell'udienza di oggi il commerciante di carburanti ha raccontato un altro episodio che potrebbe avere ulteriori sviluppi investigativi. "Nello stesso periodo in cui erano intercettati - ha spiegato al giudice - Mio figlio ha subito una rapina. Lo hanno atteso fuori la banca e lo hanno pestato sottraendogli un incasso da 72mila euro che portava all'interno della giacca". Insomma una vicenda che potrebbe aprire nuovi scenari.

Nel corso dell'udienza di oggi, inoltre, è stata escussa un'altra persona di Villa Literno che ha spiegato di aver visto nel settembre 2013 un'auto, "una Ford Focus blu", all'esterno della casa del suocero. "Mi affacciai e vidi che nell'auto c'erano tre persone - ha dichiatrato - Dopo pochi minuti ne erano rimasti due, uno era sceso". La cosa "non mi riguardava e quindi rientrai quando all'improvviso ho sentito rumori provenire dall'interno del cortile. Vidi due persone dalla finestra ed uscii e mi misi a gridare e queste persone scapparono".

A quel punto il giovane attese all'esterno del cancello in quanto "in quei giorni anche mia sorella aveva subito una rapina". Mentre si trovava fuori ha "visto da una traversa a fondo cieco presente nella strada una persona che faceva capolino e poi tornava a nascondersi. Questo fino a quando lo raggiunsi. Mi diede un borsello nero e vidi che conteneva oro e preziosi e mi disse che lavorava per Giuseppe".

A quel punto il testimone si recò in casa per verificare che quegli oggetti non appartenessero alla famiglia del suocero. Appurato questo contattò i carabinieri che giunsero sul posto. "Verso mezzanotte mi chiamarono per andare in caserma e mi chiesero di riconoscere una persona che si chiamava Rustem Lleshi", ha concluso il giovane.

Infine è stato ascoltato il maresciallo Filosa della compagnia di Mondragone che ha raccontato delle indagini che hanno portato all'individuazione della banda, accusata di aver commesso diverse rapine sia ai danni di cittadini che di allevatori bufalini dell'agro aversano e della zona del litorale. L'udienza è stata rinviata all'inizio a metà maggio per la chiusura dell'istruttoria dibattimentale cui seguirà a fine mese la requisitoria del pubblico ministero Gerardina Cozzolino.

Nel collegio difensivo ci sono gli avvocati Paolo Caterino e Fabio Della Corte mentre l'imprenditore si è costituito parte civile con l'avvocato Nando Letizia, oggi sostituito in aula da Luigi Marrandino.

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