Rapine e cavalli di ritorno: il pm chiede 30 anni per 4 imputati

Raid armati in aziende agricole e in abitazioni. Invocate "pene esemplari" per la banda

Giuseppe Fabozzi e Paolo Martino

"Una condanna esemplare". E' quella richiesta dal pubblico ministero Gerardina Cozzolino ai danni di della banda di 4 persone finite sotto processo con l'accusa di rapina ed estorsione, per le richieste di cavalli di ritorno alle vittime dei raid.

Il pm ha invocato, al termine della sua requisitoria svoltasi stamattina dinanzi al collegio presieduto dal giudice Di Girolamo del tribunale di Santa Maria Capua Vetere, 15 anni e 50mila euro di multa per Rustem Lleshi, 34enne albanese; 6 anni e 30mila euro di multa per Paolo Martino, 45enne di San Cipriano d'Aversa; 5 anni e 30mila euro di multa per Giuseppe Fabozzi; 4 anni e 30mila euro di multa per Ervis Murra, 29enne albanese. 

Il pm ha ripercorso i numerosi capi d'imputazione, dall'origine delle indagini nate per le numerose rapine da parte di una banda che stava "tenendo sotto scacco le campagne tra Mondragone, Castel Volturno e Falciano del Massico". Un commando che agiva in maniera violenta e spregiudicata colpendo prevalentemente aziende zootecniche: "picchiavano i dipendenti e rubavano i trattori ed altri attrezzi", ha sottolineato il pm, nel corso di raid messi a segno anche con l'uso di armi. Dopo aver nascosto i mezzi agricoli nelle campagne il gruppo contattava i proprietari "per chiedere il pagamento di somme di denaro per la restituzione", il classico cavallo di ritorno. 

Spesso, però, capitava che le forze dell'ordine ritrovassero i mezzi rubati e li restituivano agli aventi diritto ma la banda non si fermava: "continuavano a chiedere soldi e quando capivano che i trattori erano stati recuperati arrivavano a minacciare le vittime" con frasi del tipo "ti credi furbo? tanto veniamo a riprenderli". 

Ma non solo le tante rapine messe a segno nei confronti delle aziende agricole. Ci sono anche rapine, messe a segno o soltanto pianificate, ai danni di abitazioni a Villa Literno. Qui c'è Giuseppe Fabozzi che indicava alla banda di albanesi, di cui facevano parte Llesci e Murra, gli obiettivi da colpire. E' questo il caso del titolare di un distributore di benzina di Villa Literno, costituitosi parte civile al processo con l'avvocato Nando Letizia. Dalle intercettazioni, secondo quanto sostenuto dal pubblico ministero Cozzolino, emerge in maniera evidente la pianificazione del colpo con i banditi che erano decisi ad entrare in azione "armati" e che avrebbero dovuto "picchiare le vittime" entrando in casa quando sarebbe rientrato il figlio dell'imprenditore. "Una rapina violenta non una cosa indolore", l'ha definita il pm.

Nelle fasi di studio del colpo vengono intercettati Lleshi e Murra che si lamentano del fatto che loro rischiano la pelle mentre Fabozzi sta comodamente a casa e percepisce i soldi. "Noi rischiamo coi neri (nome per indicare i carabinieri nda) mentre lui sta a casa", dicono nelle loro conversazioni i due albanesi. La rapina, per fortuna, viene sventata con i carabinieri che intervennero con posti di blocco posizionati in modo da impedire l'accesso all'abitazione dell'imprenditore.

Altra vicenda è quella di un'anziana signora di Villa Literno, residente in via Gallinelle, stessa strada di Fabozzi. "La signora ha detto anche in tribunale che lei tutte le mattine alle 5,30 apriva la porta per buttare la spazzatura. Una circostanza che solo chi era a conoscenza di quest'abitudine poteva sapere". Altra circostanza. Llesci viene bloccato proprio in via Gallinelle da un residente con una borsa con dell'oro. Quando viene fermato fa un nome: Giuseppe. "Si tratta verosimilmente di Fabozzi - ha detto il pm - che proprio quella sera prima dell'arrivo dei carabinieri si dà alla macchia". 

Il processo è stato rinviato per le discussioni dei difensori degli imputati: gli avvocati Paolo Caterino e Fabio Della Corte

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