Estorsioni per il clan dei Casalesi, in manette ex pugile olimpico

Il 44enne rumeno arrestato dalla Finanza in una inchiesta sul pizzo a imprenditori tra Croazia e nord Italia

Un ex pugile olimpico, peso massimo ad Atlanta 1996, è finito in manette nell’ambito di una operazione coordinata dalla Direzione Investigativa Antimafia di Trieste eseguita dal nucleo di Polizia Economico Finanziaria Trieste della Guardia di Finanza a Roma. Agli arresti con l’accusa di estorsione per favorire il clan dei Casalesi è finito O.B., 44enne rumeno residente nella Capitale, è accusato insieme ad altri sette già in carcere dal 18 dicembre scorso di aver commesso più estorsioni in Croazia, ma pianificate in Italia, in danno di imprenditori e professionisti, alcuni dei quali italiani operanti a Pola, in Croazia

Il 44enne, buttafuori pregiudicato, come riporta l’AdnKronos aveva il compito di intimidire con la sua minacciosa presenza fisica le vittime designate del gruppo criminale cui si vantava di appartenere, munito di delega a passare anche alle vie di fatto, ove necessario.

Controllato più volte con personaggi apicali della famiglia Spada di Ostia, il 44enne è stato identificato dagli investigatori che hanno poi mostrato le sue foto in visione alle vittime. Il 'Boxeur', è stato riconosciuto da ben sei persone. O. B. ha avuto l'incarico di 'convincere', anche con plurime coercizioni fisiche, le vittime a rinunciare agli ingenti crediti, inducendole anche a cedere beni mobili ed immobili senza alcun corrispettivo nonché a fare consistenti prestiti che poi avrebbero dovuto confluire sul conto di società di un faccendiere di Portogruaro. I delitti perpetrati con metodo mafioso erano diretti a favorire gli interessi del clan camorristico dei Casalesi, come accertato dagli investigatori, coordinati dal Procuratore della Repubblica di Trieste Carlo Mastelloni e dal sostituto procuratore della DDA Massimo De Bortoli.

Scandagliando gli ambienti della criminalità organizzata di stampo camorristico era emerso che F. G., di Portogruaro (Ve), attualmente in carcere, vestiti i panni abusivi di intermediario finanziario, aveva investito quasi 12 milioni di euro appartenenti però a gruppi criminali contigui ai casalesi, con la complicità e lo strumentale utilizzo di diverse società con sedi in Croazia, Slovenia, Gran Bretagna. Le autorità croate, lo scorso anno dopo le denunce di un professionista ed accogliendo le istanze di vari creditori, avevano pignorato i conti correnti delle aziende istriane facenti capo a F.G. disponendone il blocco finanziario, impedendogli di restituire quanto investito dai boss. L'acuirsi del dissesto finanziario di F.G. e le pressanti esigenze dei sodali campani di rientrare in possesso delle ingenti somme, inducevano i medesimi a mettere in atto condotte estorsive nei confronti di numerosi professionisti, italiani e croati. 

In questo contesto emergeva il ruolo iperattivo di soggetti riconducibili ad organizzazioni camorristiche i quali, in primis, assumevano la tutela di F.G. garantendogli una sorta di protezione da eventuali attività ritorsive dei creditori, esasperati per il mancato rientro dei capitali investiti, assicurando a F.G. la loro costante presenza nella sua abitazione e/o accompagnandolo in occasione dei suoi spostamenti. Numerosi gli episodi estorsivi emersi idonei ad evidenziare la determinazione a delinquere degli arrestati ma anche i consistenti interessi economici in gioco, pari a un giro di affari di decine di milioni di euro puntualmente ricostruito dagli uomini della Dia e della Gdf di Trieste

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