Il "ramadan" di Arturo: "Senza cibo ed acqua per avere giustizia"

Della Corte piantona il Viminale per suo fratello ucciso per errore dalla camorra. E dopo 34 anni spunta un pentito che può far luce sul delitto

Adriano ed Arturo Della Corte

Un "Ramadan" per avere giustizia. E' quello che sta facendo Arturo Della Corte, di Casal di Principe, che da sei giorni da mattino a sera sta piantonando, senza mangiare e senza bere, il palazzo del Viminale a Roma.

Una protesta per vedersi riconoscere lo status di vittima innocente della criminalità organizzata per la morte di suo fratello Adriano, ucciso per errore nel 1984 in un agguato a Castel Volturno. L'unica colpa di Adriano Della Corte, all'epoca appena 18enne, fu quella di avere la stessa auto, una Fiat Uno nera, del nipote di Antonio Bardellino, vero destinatario dei sicari della camorra. Ed ora a distanza di 34 anni da quel delitto Arturo Della Corte chiede giustizia per suo fratello ma per il Ministero dell'Interno la sua domanda di riconoscimento di "vittima innocente" è da 'bocciare' in quanto la richiesta è stata tardiva. 

I familiari di Della Corte, infatti, hanno fatto richiesta alla Prefettura nel 2014 quando c'era solo un sospetto riguardo la matrice mafiosa dell'omicidio. Intanto, nel 2016, l'avvocato della famiglia, Gianni Zara, riesce ad ottenere la riapertura del caso. Solo nel 2017 arriva la svolta: Adriano è stato ucciso dalla camorra. Un collaboratore di giustizia racconta di quel delitto di tanti anni prima e sul quale proseguono ancora le indagini. 

"Ma è dal 2017 che devono far partire i termini e non prima - spiega Zara - La scadenza parte da quando si ha una prova che la vittima sia stata uccisa dalla criminalità organizzata". 

Ed oggi Arturo Della Corte è ancora all'esterno del Viminale. "Per noi è una tragedia immensa - ha spiegato - Vogliamo sapere chi ha ucciso mio fratello. E' un dramma perché ci sentiamo abbandonati, ignorati dallo Stato che dovrebbe stare vicino ai familiari delle vittime innocenti di mafia. Ci hanno risposto che la richiesta è arrivata tardi ma solo l'anno scorso abbiamo saputo, ci sono collaboratori di giustizia che ne parlano ed è stata riaperta l'indagine".

Arturo Della Corte resta fuori al Ministero: "Starò qui ad oltranza - spiega a CasertaNews - Non mi muovo da qua fuori". Nel corso della protesta Arturo, che chiede solo di essere ascoltato, non mangia e non beve dalla mattina fino al tardo pomeriggio quando "il ministero chiude e vengono qui e mi cacciano. Mi hanno fatto anche togliere la foto di mio fratello che avevo messo su un muretto. Dicono che ci voglia un'autorizzazione". Al freddo, senza acqua e cibo, senza essere ascoltato. "Mi sento come un mendicante fuori una chiesa", ha concluso amaramente Arturo Della Corte. Ma la sua protesta, il suo ramadan per la giustizia prosegue ad oltranza. 

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