Colpita da proiettile vagante, ricostruzione balistica per trovare il ‘pistolero’

Giovanna ha raccontato il suo tragico Capodanno sui social ha raccontato: “Ho pensato: allora finisce così?”

Giovanna ricoverata in ospedale ed il proiettile che le è stato estratto

Poterlo raccontare, oggi, ha sempre più il sapore di un miracolo. Lo deve aver capito anche Giovanna, la 19enne di Aversa che, nella notte di San Silvestro è rimasta ferita da un proiettile vagante esploso da qualcuno che voleva festeggiare l’arrivo del nuovo anno utilizzando la pistola, una pratica, purtroppo, ancora molto in voga tra l’agro aversano e l’hiterland napoletano. Lei, Giovanna, ne ha subito le conseguenze. Fortunatamente non letali. Il colpo le è entrato dall’addome ed è finito nel gluteo, da dove è stato estratto dopo l’operazione all’ospedale San Giuseppe Moscati. Giovanna ha già lanciato un appello al ‘pistolero’ a costituirsi e, dopo essere tornata a casa, ha voluto raccontare sui social quello che le è accaduto. 

“Ero affacciata al mio balcone - ha scritto su Instagram pubblicando anche le foto del suo ricovero e del proiettile estratto - Mentre guardavo i fuochi d'artificio, ad un tratto mi sono girata verso sinistra. Dopo due giorni ho realizzato che quello spostamento, senza motivo, è stato dovuto dal proiettile che entrato e che non avevo minimamente sentito. Poi c'è stata una frazione di secondo in cui non ho sentito nessun dolore. Poi sentito un dolore talmente forte e acuto da chiedere aiuto urlando, senza neanche sapere perché. Urlavo e implorava aiuto con gli occhi”.  In quel momento, poco che il 2020 era iniziato da pochi minuti, i familiari di Giovanna hanno vissuto i monne ti più duri della propria vita. “Mio fratello ha iniziato ad urlare più forte di me - racconta ancora Giovanna - mio padre non riusciva a capire le mie urla, e mia madre, invece, aveva già capito tutto. Quando mi sono accasciata a terra mia mamma ha alzato la maglia del mio pigiama vedendo quel buco piccolo che era allo stesso tempo troppo grande, aveva avuto la conferma dei suoi pensieri e ancora oggi mi chiedo con quale forza sia riuscita a mantenersi in piedi”.

Da quel momento è scattata la corsa in ospedale: “Mi sono aggrappata al collo di mio padre ed in quel momento ho smesso di urlare, mi sono fatta forza e con il dolore costante siamo strisciati in ascensore. In ascensore ero in silenzio, mentre mio fratello urlava e mio padre tremava sconvolto, mi sono guardata allo specchio e inevitabilmente ho pensato "allora finisce così..?"

Poco prima di uscire da sotto le scale del mio palazzo mio padre mi ha lasciato a mia madre per prendere la macchina, e nelle braccia di mia madre, trasportata dalla sua forza mi sono lasciata andare dicendo "mamma mi sento morire". Dopo tutto questo è stato un susseguirsi di urla da parte di mio fratello e sospiri terrorizzati dai miei genitori, mentre io cercavo di essere forte provando a dare forza a tutti e tre”. Fortunatamente la storia è finita bene: il proiettile non ha centrato organi vitali e Giovanna è potuta tornare a casa dopo neanche 48 ore dall’operazione. Ora resta solo da trovare chi ha sparato: fondamentale,  in tal senso, sarà la ricostruzione balistica per capire da dove possa essere partito il colpo che ha centrato la ragazza che era affacciata al quarto piano dell’appartamento in piazza Giovanni XXIII.

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