Mamma uccisa, il mago in aula fa scontrare pm e avvocato

Il magistrato chiede se abbia "fatto le carte" per l'omicidio. La difesa si oppone

Kata Tondi ed Emilio Lavoretano

E’ stato il ‘mago Mancino’ il protagonista dell’udienza di questa mattina del processo per l’omicidio di Katia Tondi, la giovane mamma uccisa a San Tammaro il 20 luglio 2013 per la cui morte è sotto processo il marito Emilio Lavoretano di Santa Maria Capua Vetere.

Davanti alla Corte d’Assise si è presentato sul banco dei testimoni Antonio Clemente Mancino, il mago di Santa Maria la Fossa. Quest’ultimo è stato chiamato a testimoniare perché era coi genitori di Emilio Lavoretano nel momento in cui gli stessi venivano avvisati del terribile omicidio della nuora.

Il mago Mancino, 61 anni, ha raccontato di aver conosciuto la mamma di Emilio al mercato di Capua oltre dieci anni fa, dove lui lavorava saltuariamente come parcheggiatore, e di aver stretto un buon rapporto anche col marito perché erano “persone speciali”, pronte ad aiutarlo, sapendolo in difficoltà sia economiche che di salute.

E poi ha raccontato proprio l’incontro di quel pomeriggio del luglio 2013 ed ha spiegato che la coppia era a casa sua a Santa Maria la Fossa perché doveva consegnare loro delle bottiglie di birra che gli avevano chiesto per poter fare le conserve di pomodori. E proprio mentre erano a casa sua, la mamma di Emilio fu raggiunta dalla telefonata di una donna che le chiedeva di tornare subito a casa.

Ma il clou della testimonianza del mago è arrivata quando il pubblico ministero Domenico Musto ha chiesto al testimone se dopo aver saputo dai giornali della morte di Katia Tondi avesse “fatto le carte e se fosse a conoscenza di chi l’aveva uccisa”. Una domanda che ha scatenato l’immediata reazione dell’avvocato Natalina Mastellone (difensore di Emilio Lavoretano) che si è ragionevolmente opposta. Lo stesso mago ha ammesso di non aver “tali poteri” ma di dilettarsi a leggere le carte, anche pronosticando risultati calcistici dei suoi amici tifosi napoletani.

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