Mamma uccisa, in aula medico ed infermiera che hanno soccorso la donna

Il destino del marito indagato legato all'orario del decesso

Emilio Lavoretano è l'unico imputato per l'omicidio della moglie Katia

Tre testimoni sono stati ascoltati questa mattina davanti alla Corte di Assise (presidente Giovanna Napolitano, a latere De Santis) dove si sta svolgendo il processo per l’omicidio di Katia Tondi, la giovane mamma uccisa nel luglio 2013 nella sua abitazione nel Parco Saurus a San Tammaro.

Davanti alla corte, stamane, alla presenza degli avvocati Natalina Mastellone, Gianluca Giordano e Santoro, si sono presentati il medico, l’infermiera e l’autista del 118 che giunsero sul posto del delitto subito dopo la scoperta del cadavere da parte del marito della donna, Emilio Lavoretano di Santa Maria Capua Vetere, unico imputato per il delitto.

Il medico Quaranta, rispondendo alle domande del pubblico ministero Domenico Musto, ha affermato di non aver notato alcuna rigidità muscolare e di ricordarsi solo una iniziale marezzatura sull'avambraccio sinistro, che il torace della donna era caldo, mentre mani, piedi e braccio freddi. Ha detto poi di aver notato un segno che lei ha pensato potesse trattarsi di una cinghia con la quale potrebbe essere stata soffocata Katia

Il dottore, specializzato in maxillo-facciale (come chiarito dallo stesso dopo una domanda dell’avvocato Mastellone) ha poi affermato di poter risalire all’orario della morte (che egli stesso fa risalire tra le 18 e le 19) attraverso la visione del cadavere ed il controllo della temperatura termotatto (cioè col controllo manuale), nonostante, in fase di indagine, gli inquirenti si affidarono all’esperto generale del Ris di Parma Luciano Garofalo ed al suo staff proprio per avere un quadro più chiaro relativo all’orario del decesso, attorno al quale si gioca buona parte del processo.

L’infermiera Albano, che è stata poi sentita, ha dichiarato di non aver visto il volto della donna, ma di essersi soffermata sul cadavere. A differenza di quanto dichiarato dal medico, però, l’infermiera ha dichiarato di ricordare come il torace della donna fosse freddo (elemento sempre importante per riuscire a stabilire l’orario della morte). L’infermiera ha poi aggiunto di ricordare un paio di particolari avvenuti subito dopo l’arrivo della Scientifica nella casa: cioè la presenza del padre di Emilio Lavoretano che inveiva contro i ladri ed il malore che colpì la mamma dell’attuale imputato.

Infine è stato ascoltato anche l’autista del 118 che però ha dichiarato di essere stato pochi minuti all’interno dell’abitazione dove fu trovato il cadavere e di ricordare solo la borsa della donna a terra. Il processo è stato poi aggiornato per ascoltare alcuni funzionari di polizia che parteciparono alle indagini.

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