Postino ucciso fuori al bar: "Ergastolo per Cicciariello e Panaro"

Le richieste del pm per l'omicidio di Giuseppe Quadrano, cugino del killer di don Diana diventato pentito. I boss chiedono scusa in tribunale

Il postino ucciso dopo l'inizio della collaborazione con la giustizia del cugino

Ergastolo per Francesco Schiavone Cicciariello e per Sebastiano Panaro, 12 anni di reclusione per Nicola Panaro. Queste le richieste del pubblico ministero della Dda nel corso della sua requisitoria, pronunciata stamattina nel corso del processo con rito abbreviato, per l'omicidio di Giuseppe Quadrano, il postino di San Cipriano d'Aversa e cugino omonimo del killer di don Peppe Diana divenuto collaboratore di giustizia.  

Nel corso dell'udienza di stamattina Sebastiano Panaro ha ammesso le proprie responsabilità e chiesto scusa ai familiari della vittima, costituitisi parte civile con l'avvocato Gianni Zara. Ha chiesto scusa anche il boss Cicciariello Schiavone ma senza ammettere le proprie responsabilità. "Io non c'entro nulla", ha detto ai giudici. Il giudice De Lellis si è riservato sul rinvio a giudizio del capoclan Francesco Schiavone Sandokan, che invece ha scelto il rito ordinario.

Quadrano venne ucciso nel 1996. Il motivo dell'agguato era da collegare al fatto che il cugino, omonimo e killer di don Peppe Diana, aveva iniziato a collaborare con gli organi inquirenti dopo il suo arresto in Spagna. In un primo momento il dipendente delle poste venne avvicinato dal clan per chiedere al congiunto di ritrattare le sue dichiarazioni. Richiesta a cui seguì il rifiuto di Quadrano. Per questo il 7 agosto 1996 Quadrano venne avvicinato dal commando del clan dei Casalesi fuori al bar Orientale di San Cipriano d'Aversa e crivellato con 12 colpi d'arma da fuoco. 

Nonostante il suo rifiuto Quadrano, per via della parentela con un affiliato al clan, non è stato riconosciuto vittima innocente della criminalità organizzata.  

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