Incandidabilità, il giudice: "Un'amministrazione parallela per favorire gli interessi criminali"

La sentenza per De Lucia, Biondillo, Petrone e Papa: "Desiderio smisurato di potere e danaro"

L'ex sindaco Pasquale De Lucia e Clemente Biondillo

"Una struttura amministrativa parallela che perseguiva in modo sistematico l'interesse criminale". Sono queste le parole messe nero su bianco dal giudice D'Onofrio, del Tribunale Civile di Caserta, all'interno della sentenza sull'incandidabilità, disposta per un turno elettorale a partire dallo scioglimento del Comune di San Felice a Cancello, per l'ex sindaco Pasquale De Lucia (non costituitosi in giudizio), per Clemente Biondillo, Vincenzo Papa e Francesco Petrone.

Il giudice ha analizzato gli atti documentali prodotti dall'Avvocatura dello Stato, in particolare le due ordinanze di custodia cautelare, dalle quali è emersa persino l'infiltrazione camorristica dell'Ente comunale. "Risulta evidente il ruolo centrale di Pasquale De Lucia , ex sindaco del comune di San Felice a Cancello - scrive il giudice - che poneva in essere un’attività criminosa che consentiva alle organizzazioni camorristiche locali di impadronirsi dell’ente locale , con la costituzione di una vera e propria struttura amministrativa parallela che perseguiva in modo sistematico l’interesse criminale".

D'Onofrio riprende le parole del gip di Napoli che nell'inquadramento delle indagini precisa "lo scempio dell’interesse pubblico e l’assenza di qualsiasi remora di carattere etico, il disprezzo più assoluto dell’interesse della collettività , la ricerca irrefrenabile dell’arricchimento personale e dell’espansione del proprio potere politico come carattere dell’agire dei protagonisti della vita di San Felice a Cancello degli ultimi anni".

Per il giudice "questo desiderio smisurato di potere e danaro ha portato gli indagati non soltanto a strumentalizzare coscientemente le proprie cariche pubbliche per programmare e portare a termine una serie di attività corruttive e malversazioni , ma anche a stringere accordi con le consorterie criminali operanti nel territorio e in particolare col clan dei Casalesi e con la famiglia Zagaria in particolare".

Viene evidenziata nelle 23 pagine della sentenza "la sussistenza di una vera e propria organizzazione criminale già sussistente ma rinsaldata a cui fanno capo senz’altro Pasquale De Lucia e Clemente Biondillo che, assieme a tecnici e dirigenti comunali, programmano una gestione totalmente illegale – quasi una gestione parallela rispetto a quella pubblica ed istituzionale – di una serie indeterminata di appalti e procedure di affidamento di lavori che il comune avrebbe dovuto porre in essere nei mesi successivi . Risulta evidente il ruolo di commistione camorra politica con riguardo, tra l’altro, alla gara milionaria in project financing relativa alla progettazione e realizzazione delle opere di urbanizzazione della zona industriale del comune di San Felice a Cancello, laddove dalle intercettazioni ambientali si ricava l’accordo realizzato con lo scambio delle reciproche promesse dell’assegnazione del progetto a ditte indicate da Antonio Zagaria e quella sinallagmatica relativa alla ripartizione degli utili, preceduta anche dalla promessa di anticipazioni di tangenti durante le varie fasi di approvazione del progetto con la partecipazione agli accordi sia di De Lucia che di Biondillo".

Alla luce degli acquisiti elementi "deve ritenersi - conclude il giudice - che sussistano elementi ampiamente idonei a far presumere l'esistenza di collegamenti con la criminalità organizzata e di forme di condizionamento tali da alterare il procedimento di formazione della volontà degli organi elettivi o amministrativi del comune o della provincia, da compromettere il buon andamento e l'imparzialità dell'amministrazione o il regolare funzionamento dei servizi pubblici, o da arrecare pregiudizio alla sicurezza pubblica; tale rilievo è senz’altro valido per l’ex sindaco Pasquale De Lucia e per Clemente Biondillo, potendosi ritenere che gli stessi elementi siano ascrivibili anche al vicesindaco Francesco Petrone che era demandato assieme a Biondillo e ad altri al mantenimento delle relazioni con la società Iap e alla ricezione delle tangenti versate in diverse tranche, essendo egli implicato nella vicenda della ditta Ecologica, avendo prospettato al titolare gravi ritorsioni consistenti nella mancata proroga dell’appalto al fine di ottenere l’assunzione di sei persone , avendo predisposto gli atti al fine di ottenere dalla ditta la corresponsione della tangente del 20%, e avendo per ciò solo compromesso il buon andamento e l’imparzialità della pubblica amministrazione".

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