I Casalesi impongono il pizzo ai papponi: "50 euro a prostituta per la protezione"

L'inchiesta sugli affari del clan in Veneto, un business da 1000 euro a settimana

Il business sulle prostitute

Non solo le estorsioni e l'usura. Era un giro d'affari a tutto tondo quello del gruppo dei Casalesi in Veneto guidati da Luciano Donadio e Raffaele Buonanno. Tra i vari business anche quello del "pizzo ai papponi", con le estorsioni ai protettori delle prostitute. 

A riferirlo è il collaboratore di giustizia Umberto Manfredi che era proprio tra le persone che versavano la quota per le prostitute. "Donadio - ha riferito agli inquirenti - Estorceva il pizzo anche a me sull'attività connessa allo sfruttamento della prostituzione. Gli pagavo una commissione di 1000 euro la settimana per le prostitute. Ogni sera facevo pagare a ciascun sfruttatore, per garantire la protezione del posto e della strada, 50 euro per prostituta e se sorgevano problemi, come è capitato in due occasioni, passavamo l'incarico a Donadio ed ai suoi uomini che intervenivano".

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