"Pizzini del boss consegnati in pasticceria": Venosa inguaia l'imprenditore

Santoro ricompensato per la sua disponibilità: "E' ricco come il mare con la roba di Zagaria"

Il boss Michele Zagaria

Non solo i summit di camorra. Nella pasticceria "Butterfly" di Casapesenna, di cui era titolare Giuseppe Santoro, il boss Michele Zagaria lasciava anche i pizzini da destinare ai suoi affiliati. 

A riferire del centro di smistamento dei messaggi di Capastorta agli inquirenti della Dda è stato il collaboratore di giustizia Salvatore Venosa che ha spiegato come Santoro godeva della "fiducia di Michele Zagaria, sia negli investimenti, sia a metterci i soldi in mano e sia tutto. Perché noi i pizzini li ritiravamo solo da Santoro. Aveva una pasticceria, si andava là e si prendevano i pizzini di Michele (Zagaria nda) per le imprese che lui" di volta in volta segnalava. 

Un luogo pubblico in modo da non dare nell'occhio ed evitare controlli delle forze dell'ordine in tal senso. "Siccome lui aveva un bar - prosegue Venosa - era molto più facile far entrare le persone. Non si notava e dava questi pizzini qua per tutti noi".

E Venosa riferisce, sia pur genericamente, i contenuti dei messaggi del capoclan, all'epoca latitante: "tutto: se si doveva mandare a chiamare qualcuno, qualche mediatore, se serviva un po' di droga, se deve dare i soldi, se ... tutto quello per gli affiliati".  

Ovviamente in cambio di questa disponibilità Santoro ne ricavava benefici, sia in termini di mancata vessazione da parte del clan sia economici con i soldi del boss che sarebbero stati investiti nelle attività commerciali del pasticciere. "Economicamente sta ricco come il mare - conclude Venosa - e non è roba sua. Questo lo metto per iscritto dove vuole lei, è roba di Zagaria". 

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