Schiaffi e insulti alla compagna ed ai figli, fermato per la seconda volta in tre mesi

Il gip ha disposto l'arresto del 40enne denunciato dalla compagna

Lo scorso 12 maggio, la Polizia di Stato ha nuovamente arrestato per “maltrattamenti contro conviventi”  Giuseppe Desiato, 40 anni, residente a Marcianise. L’uomo, infatti, per analoghe condotte criminose, il 2 febbraio scorso era stato arrestato dagli stessi agenti del Commissariato di P. S. di Marcianise, per avere malmenato ed insultato pesantemente la compagna ed i figli conviventi, di 18 e 13 anni, che la donna aveva avuto da una precedente relazione.

Poi il gip, su richiesta della Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere, convalidato l’arresto, aveva disposto a suo carico la misura cautelare del “divieto di avvicinamento” ai luoghi abitualmente frequentati dalle persone offese, misura che Desiato violava nel mese di marzo, rendendosi protagonista di una nuova aggressione in danno della donna per la quale subiva una ulteriore denuncia, questa volta a piede libero.

Il successivo 12 aprile, però, la misura cautelare veniva revocata per la espressa volontà della compagna di Desiato di riprendere la relazione, avendo i due una figlia di 3 anni. Evidentemente l’arresto ed i provvedimenti dell’autorità giudiziaria non attenuavano minimamente l’atteggiamento vessatorio dell’uomo.

Infatti, come accennato, il 12 maggio scorso, presso il Commissariato di Marcianise giungeva la segnalazione di una violenta lite in atto presso l’abitazione dei due, gli agenti, giunti immediatamente sul posto, bloccavano il giovane ancora sul posto e constatavano che la donna presentava evidenti segni di violenza al volto, con vistose perdite di sangue dal naso e dalle labbra.

La vittima denunciava nuovamente i fatti e, pertanto, i poliziotti procedevano all’arresto in flagranza di reato di Giuseppe Desiato. La misura precautelare veniva convalidata dall’Ufficio del G.I.P. che, questa volta, applicava nei confronti dell’indagato la misura cautelare degli arresti domiciliari, riconoscendo quindi che la meno afflittiva misura del divieto di avvicinamento si era rivelata inadeguata nei confronti di un soggetto dall’indole evidentemente pericolosa.

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