"Vediamoci da Madame". Il pentito svela il 'codice' per i summit di camorra

La gola profonda del clan Zagaria lo racconta ai magistrati della Dda

Il pentito Massimiliano Caterino

“Vediamoci da Madame”. Era questo il messaggio che circolava tra i vertici del clan dei Casalesi quando c’era la necessità di organizzare un summit di camorra all’interno della pasticceria Butterfly di Casapesenna di Giuseppe Santoro, finito in manette nei giorni scorsi con l’accusa di aver aiutato il capoclan Michele Zagaria. 

A raccontare l’episodio ai magistrati della Direzione distrettuale antimafia è stato Massimiliano Caterino, collaboratore di giustizia della fazione Zagaria. “Nel 2010 e fino all’arresto di Michele Zagaria mi sono personalmente incontrato con Antonio e Carmine Zagaria e Filippo Capaldo nei locali di Giuseppe Santoro. La scelta di incontrarsi nella pasticceria di Santoro per i summit di camorra era dettata dal fatto che all’interno di quella pasticceria eravamo tranquilli e sicuri di non essere intercettati, in quanto Giuseppe Santoro garantiva la riservatezza dei nostri incontri. Ed anzi, durante gli stessi, veniva da noi incaricato di vigilare sull’arrivo di eventuali esponenti delle forze dell’ordine. Eravamo soliti incontrarci tra noi del clan Zagaria o nel laboratorio della pasticceria di Santoro o nel locale interrato che utilizzava a deposito delle sostanza che utilizzava per la produzione dolciaria”.

E spiega: “Quando tra di noi dovevamo concordare il luogo in cui incontrarci, spesso i fratelli Garofalo proponevano locali da loro indicati ma io, più volte, ho rifiutato di incontrarmi coloro in questi esercizi commerciali, tra cui ricordo un circolo a Casapesenna vicino alla pasticceria Butterfly. Io però temevo che i locali fossero ambientalisti dalle forze dell’ordine e per questo dicevo loro, in gergo, di incontrarci da ‘madame’ e vale a nella pasticceria Butterfly”.

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