"Il pentito è nemico del clan", annullata la libertà vigilata

La Cassazione conferma la condanna a 6 anni e 4 mesi per Benito Natale ma accoglie in parte il suo ricorso

Benito Natale

Il pentito è diventato "nemico del clan d'origine". Questo il motivo con cui i giudici della Corte di Cassazione hanno annullato la misura di sicurezza della libertà vigilata per Benito Natale, collaboratore di giustizia del clan di Casalesi.

Natale è stato condannato alla pena di 6 anni e 4 mesi nell'ambito dell'inchiesta sull'appalto da 3 milioni di euro per la realizzazione del collettore fognario tra Grazzanise e Cancello Arnone. Fatti che sono stati ammessi dallo stesso Natale che ha evidenziato la sua intromissione nelle vicende amministrative grazzanisane.

La condanna era arrivata in Appello nel gennaio del 2018 ed i giudici avevano disposto, come per i condannati per associazione mafiosa, la misura di sicurezza della libertà vigilata valutando la pericolosità sociale di Natale nonostante la sua scelta di collaborare con la magistratura. Misura che è stata annullata dalla Suprema Corte che ha rinviato al Tribunale di Sorveglianza di Napoli la questione.

Per gli ermellini i giudici dovranno compiere "uno sforzo di analisi e di motivazione al fine di cogliere, dalla vicenda processuale e da eventuali elementi di anamnesi criminale, gli indicatori di una effettiva ed attuale pericolosità sociale, ovvero di una concreta probabilità di recidiva generica o specifica".

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