CAMORRA Il cartello dei Ligato: "Oltre 50 kg di droga venduta al mese"

Il business raccontato dall'amico d'infanzia pentito: "Chi non comprava da noi subiva ritorsioni"

Felicia e Antonio Raffaele Ligato

"Chi non comprava droga da noi subiva ritorsioni". Così si era creato un vero e proprio monopolio dello spaccio, con un giro d'affari da 50 chili di hashish e 3 chili di cocaina al mese, da pare dei fratelli Antonio Raffaele e Felicia Ligato, gli eredi del boss Raffaele Ligato, che gestivano il traffico di stupefacenti a Pignataro Maggiore ma anche le piazze di Capua, Vitulazio, Camigliano, Sparanise e Calvi Risorta.

E' quanto ha rivelato agli inquirenti Davide Ianuario, detto “papeccia”, l'amico d'infanzia del baby boss che ha iniziato a collaborare con la giustizia dopo il suo arresto. Il business, secondo il racconto del pentito, è iniziato prima basso. "Ci siamo procurati dello stupefacente tipo un chilo di fumo e dell'eroina per circa 100 grammi alla volta per poi rivenderla e quindi col ricavato abbiamo acquistato quantitativi sempre maggiori". I due amici avevano capito che con la droga si poteva guadagnare. Poi Antonio Raffaele Ligato venne arrestato nel 2008.

Ma lo spaccio non si fermò in quanto gli subentrò la sorella Felicia. "Felicetta corrispondeva le somme per gli acquisti settimanali pari a circa 2500 fino a 5000 euro alla settimana tra hashish e cocaina ed io mi occupavo di venderlo nella zona di Monte Oliveto di Pignataro Maggiore". Una volta smaltito lo stupefacente acquistato a Felicia Ligato veniva restituito l'investimento ed il guadagno, "circa il doppio della somma investita", veniva suddiviso in due parti.

Nel 2015 Antonio Raffaele Ligato venne scarcerato e volle "occuparsi di tutto, allargarsi nella droga e nelle estorsioni". "Il gruppo è composto da Antonio Raffaele Ligato, Daniele Schettini, da me e da un ragazzo di origini marocchine che io chiamavo Omar. Loro erano il gruppo di fuoco mentre io gestivo la droga e qualche estorsione nei periodi delle feste di Natale, Pasqua e Ferragosto".

La rete dello spaccio poteva contare su ramificazioni anche nei paesi limitrofi: "A Camigliano Claudio detto Pinocchio, a Vitulazio Luigi Mandesi, a Capua Mario il Nano, a Pignataro Maggiore c'era Daniele Schettini, a Sparanise Giovanni Ciancio che si è convinto ad entrare nel nostro gruppo dopo che gli abbiamo incendiato due macchine; a Capua c'era Agostino Maiello". Una vera e propria rete capace di spacciare "50 chili mensili di hashish e 2 o 3 chili di cocaina al mese". Il gruppo "con le maniere forti" è riuscito a ramificarsi nei comuni vicini.

Un cartello della droga in gestione monopolistica: "Circa tre mesi dopo la sua scarcerazione Raffaele ci disse che da quel momento in poi ci dovevamo allargare e che le cose dovevano cambiare e che la sia famiglia contava su di lui. In particolare disse che tutte le persone che dovevano vendere droga nelle zone indicate dovevano acquistarla da lui oppure non avrebbero potuto più venderla". E chi osava spacciare senza il placet dei Ligato subiva "atti di ritorsione come incendiare le auto o picchiarli o addirittura con minaccia mediante fucili e bombe".

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