“La pen drive di Zagaria è stata venduta, black-out di 20 minuti nei video dell’arresto”

Le motivazioni dei giudici aprono nuovi scenari sulla delicata vicenda: “Fontana capro espiatorio: era l’uomo giusto al momento giusto”. Ed emerge un altro dubbio: "Forse c'è stata una trattativa dietro la sparizione del supporto multimediale"

Il capoclan dei Casalesi Michele Zagaria al momento dell'arresto

All’interno del covo di via Mascagni a Casapesenna, dove il 7 dicembre 2011 fu arrestato il capo clan dei Casalesi Michele Zagaria, vi era “sicuramente” una pen drive incastonata in un cuore a ciondolo della Swarovski, attaccata ad una catenina, che non è stata trovata all’atto della perquisizione. A metterlo nero sono i giudici del tribunale di Napoli Nord Domenica Miele, Debora Angela Ferrara e Maria Gabriella Iagulli, che hanno firmato le motivazioni della condanna del processo ‘Medea’ che si è concluso con 4 condanne (tra cui quella dell’ex senatore Udeur Tommaso Barbato) e tre assoluzioni. Tra i “non condannati” c’è anche Orlando Fontana di Casapesenna, fratello dell’imprenditore Pino, che era accusato di essere stato il tramite tra la famiglia Zagaria e colui che ha fatto scomparire la pen drive dal covo di via Mascagni, in cambio di una somma di denaro.

"La pennetta sottratta dai poliziotti"

Per i giudici, così come emerge dalle motivazioni rese note in questi giorni, c’è dunque la certezza che la pen drive di Michele Zagaria sia scomparsa dal covo e, scrivono, “l’unica risposta, logica e compatibile con la certezza della sua esistenza, è che la pennetta sia stata sottratta da qualcuno dei poliziotti intervenuti al momento della cattura del latitante e, quindi, che la stessa, per tale motivo, non sia stata sequestrata”. Parole, messe nere su bianco, che confermerebbero la tesi che ha portato la Procura ad aprire un’indagine proprio sul poliziotto Oscar Vesevo, uomo fidato dell’ex capo della Squadra Mobile Vittorio Pisani, per la sparizione della pen drive dove, si ipotizza, Michele Zagaria abbia archiviato “notizie delicate” relative alla sua organizzazione criminale. Ipotesi che sarebbe confermata non solo dalle testimonianze di diversi protagonisti (intercettati) che hanno discusso della vicenda della pen drive, ma anche da un colloquio tra Antonio Zagaria e la moglie, avvenuto nel carcere di Sulomona, dove si parlava proprio della vicenda della pen drive e di una “visita” che proprio Vesevo (“o scucciato”) avrebbe fatto da solo a casa della cognata del capo clan.

Quel black-out tra i video dell'arresto

Ma i giudici non si fermano qui. E scrivono: “Anche il lungo periodo di black-out tra il penultimo e l’ultimo filmato visionato, oltre 20 minuti, in cui non è dato sapere cosa accadde nel corso della permanenza di circa 30 minuti dei poliziotti da soli col latitante, prima che scendessero il questore ed il procuratore della Repubblica, appaiono tutte circostante che possano aver favorito l’accordo (sempre che il tutto non fosse stato già pattuito prima, come contropartita in campo della cattura del latitante) o comunque, la sparizione del dispositivo elettronico”. 

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"Fontana è capro espiatorio"

Per i giudici, però, mancano le prove del coinvolgimento di Orlando Fontana nella vicenda, pur sottolineando come lo stesso avesse avuto “legami con la famiglia Zagaria, di parentela e frequentazione” e neanche i contatti che “Fontana aveva con la polizia, ed in particolare col dottore Pisani” col quale ebbe un incontro nel corso del quale l’allora capo della Mobile cercava di carpire notizie per poter arrivare alla cattura di Michele Zagaria. “Non sfugge - commentano i giudici - che Orlando Fontana poteva rappresentare, per tutti, “l’uomo giusto al posto giusto”. Sia per chi effettivamente ha operato la sottrazione della pennetta Usb ed ha proposto lo scambio, e sia per chi, di converso, cercava un comodo capro espiatorio al quale addossare la responsabilità della vicenda, tenendo così tutelati e preservati gli effettivi partecipi della compravendita, che, forse, avevano un ruolo più importante e vitale per le vicende del clan, rispetto a quello di Orlando Fontana”. 

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