Non parla bene l'italiano e manda sotto processo il suo datore di lavoro

La vittima ritratta: "Mi ha minacciato con una pistola ma non mi ha mai chiesto soldi"

La vittima lavorava come bracciante

Non riuscì a farsi comprendere bene dai carabinieri ed ha mandato sotto processo un imprenditore agricolo di Casal di Principe con l'accusa di tentata estorsione. 

Questa la vicenda ai limiti dell'incredibile finita davanti al collegio presieduto dal giudice Roberta Carotenuto del tribunale di Santa Maria Capua Vetere. Protagonista dell'episodio Raffaele N., difeso dall'avvocato Salvatore Sica, che avrebbe minacciato con una pistola un suo operaio tunisino chiedendogli verosimilmente "i soldi della disoccupazione", almeno stando a quanto riferito dalla vittima in denuncia. Ma stamattina si è assistito ad un vero e proprio colpo di scena quando il bracciante agricolo ha raccontato in maniera diametralmente opposta i fatti verificatisi nel luglio del 2010. 

"Ho lavorato per lui per cinque mesi tra giugno e dicembre del 2009 - ha detto il contadino nordafricano in un italiano ancora oggi stentato - Il contratto poi finì e smisi di lavorare per lui ed andai a lavorare a Cancello ed Arnone presso un'altra azienda. Raffaele N. non mi aveva pagato e quindi quando lo incontravo gli chiedevo i soldi che mi spettavano. Un giorno ero impegnato nella raccolta di meloni quando venne Raffaele N. e mi minacciò con una pistola. Scese dalla macchina e tirò fuori una pistola da una borsa blu e mi minacciò. Dopo quell'episodio non sono andato più da lui e sono andato via da Caserta e mi sono recato in Sicilia dove vivo tuttora. Avevo paura e sono andato via".

Il contadino ha anche asserito di essere stato in Italia dal "1993 al 1998" e di essere poi rientrato "nel 2008". Secondo quanto riferito ai giudici "Raffaele N. non mi ha mai chiesto soldi, ero io che li chiedevo a lui perché non mi aveva pagato". E le minacce con la pistola sarebbero avvenute ad una distanza di "quaranta metri" alla presenza di "altre 11 persone anche se nessuno intervenne". Il tunisino, infine, non ricordava di essersi recato in ospedale, nonostante la presenza di un referto medico allegato alla denuncia presentata. Il processo è stato quindi rinviato alla fine di maggio.   

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