Parenti di Zagaria in Municipio: "Funzionari e politici al suo servizio"

Il pm Giordano racconta i legami tra il Comune e la camorra e degli appalti manovrati dal boss

Michele Zagaria

Un contesto marcio in cui imprenditori, funzionari pubblici ed esponenti politici erano piegati al diktat del capoclan dei Casalesi Michele Zagaria. Questa la descrizione che ha fatto di Casapesenna il pm della Dda Maurizio Giordano nel corso della sua requisitoria nel processo a carico dell'ex sindaco Fortunato Zagaria (per cui sono stati chiesti 10 anni di reclusione) alla sbarra insieme all'ex primula rossa del sodalizio criminale (per cui sono stati chiesti 5 anni) e di un altro consigliere comunale, Luigi Amato (per il quale il pm ha chiesto l'assoluzione), accusati per le minacce ad un altro sindaco di Casapesenna, Gianni Zara

La ricostruzione della Dda, per descrivere il contesto malavitoso del paese dell'agro aversano, ha preso le mosse dalle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia, riscontrate con l'acquisizione di atti in Municipio. In primis Nicola Schiavone che aveva parlato dell'affidamento di un appalto alla ditta di un suo cugino. Appalto che provocò un attrito tra il leader della fazione Schiavone e Michele Zagaria. "Nessuno dei due voleva retrocedere - ha spiegato il pm Giordano - Fino a quando l'appalto venne revocato con un espediente tecnico, come detto da Schiavone". Secondo la Dda dietro quella revoca ci sarebbe la regia del boss che riusciva a manovrare il sindaco Fortunato Zagaria ritenuto suo referente politico sul territorio comunale. 

E ancora, il pm ha poi vagliato le dichiarazioni di Salvatore Venosa "il capo del clan dopo l'arresto proprio di Michele Zagaria", ha ribadito Giordano. "Venosa racconta di un altro appalto - ha proseguito il pm - Relativo alla bonifica nella zona della ex ferrovia di Albanova. Appalto vinto da un suo zio che versò 11mila euro a Michele Zagaria anche se quei soldi li lasciò, poi, a Venosa". Dagli atti comunali è emerso come effettivamente quell'appalto sia stato vinto da un'Ati che faceva riferimento proprio allo zio di Venosa. "La difesa di Fortunato Zagaria ha provato a far passare che quell'appalto non fosse stato affidato da Agrorinasce. Giovanni Allucci è venuto qui in aula a dircelo. E' vero ma Allucci parla di un appalto diverso, quello relativo alla realizzazione del Parco della Legalità a Casapesenna, nella stessa zona, la cui realizzazione, tra l'altro, è stata affidata alla stessa ditta". 

Il pm Giordano ha parlato anche di altri lavori per la realizzazione di alcuni appartamenti (li avrebbe dovuti realizzare un architetto anch'egli a processo per concorso esterno in associazione mafiosa) da parte del collaboratore Michele Barone. "Nel corso di un colloquio in carcere - racconta il pm - con il padre Barone chiede come stia procedendo l'affare e di andare a parlare con il sindaco Fortunato Zagaria. Il padre nel successivo colloquio gli risponde che Michele Zagaria ha dato ordine che il sindaco non dovesse essere avvicinato da nessuno collegabile al clan". Per il pm tale scelta del capoclan è legata al fatto che a Zagaria "interessavano politici, funzionari ed imprenditori". Michele Barone ha anche rivelato che "Zara doveva essere ucciso (simulando un incidente stradale nda) ma poi desistettero da quel proposito". 

Insomma un contesto criminale in cui nella casa comunale, tra politici e dipendenti, c'erano parentele pericolose con esponenti del sodalizio camorristico. Ed allora il motivo della rottura tra Fortunato Zagaria e Gianni Zara  - che portò alle dimissioni in massa di 13 consiglieri a soli 8 mesi dalle elezioni - non può ridursi alla questione del comandante dei vigili urbani, sorpreso da Fortunato Zagaria a giocare a biliardino mentre era in servizio. "Non si può pensare che la rottura si sia consumata per un episodio del genere – ha chiosato il pm – quando il comune di Casapesenna era fortemente infiltrato, con funzionari e amministratori imparentati con il boss o i suoi fedelissimi". 

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