L'ordine di morte di Sandokan: "I parenti dei pentiti devono morire"

Il messaggio letto durante un summit raccontato da Domenico Bidognetti al processo per l'omicidio del postino Quadrano. La parente di Carmine Schiavone sfugge all'agguato

Francesco Schiavone Sandokan

Un ordine messo nero su bianco quello del capoclan dei Casalesi Francesco Schiavone Sandokan il cui senso era quantomai esplicito: i parenti dei pentiti andavano eliminati. E' questa la circostanza di cui ha parlato Domenico Bidognetti, cugino del boss Francesco detto Cicciotto 'e Mezzanotte, nel corso del processo per l'omicidio di Giuseppe Quadrano, il postino di San Cipriano d'Aversa cugino ed omonimo del killer di don Peppe Diana poi diventato collaboratore di giustizia. 

Bidognetti, ascoltato stamattina dinanzi alla Corte d'Assise del tribunale di Santa Maria Capua Vetere presieduta dal giudice Napoletano, ha parlato di una lettera inviata da Sandokan agli affiliati. Il messaggio era cruento e spietato, un ordine di morte per i parenti dei collaboratori di giustizia, e venne letto nel corso di un summit a cui parteciparono diversi esponenti del clan in una masseria a Cancello ed Arnone. 

In quell'ordine finirono Giuseppe Quadrano, il postino cugino di Giuseppe Quadrano, il fratello di Dario De Simone, Aldo (vennero uccisi lo stesso giorno, il 7 agosto del 1996), e una congiunta di Carmine Schiavone, riuscita a sfuggire ai sicari. La donna venne avvertita e lasciò Frignano, dove abitava, prima del suo omicidio venendo così risparmiata. 

Insomma Quadrano, secondo quanto riferito dai collaboratori, venne ucciso per punire il parente che aveva iniziato a collaborare con gli inquirenti. Lui, col clan dei Casalesi, non c'entrava nulla, come ha confermato il boss oggi pentito Antonio Iovine, anche lui ascoltato nel corso del processo. Durante l'udienza di oggi sono state acquisite, inoltre, le dichiarazioni di un altro collaboratore di giustizia, Nicola Panaro

Quadrano, secondo quanto ricostruito, venne intercettato dal clan per fare da intermediario con il cugino pentito ed invitarlo a ritrattare. Gli sarebbero stati offerti anche dei soldi ma il dipendente delle poste preferì starne fuori, di non voler avere nulla a che fare con la malavita. Così venne eliminato: fu raggiunto fuori al bar Orientale di San Cipriano d'Aversa e crivellato con 12 colpi di arma da fuoco. Per il delitto sono stati condannati con abbreviato a 30 anni a testa Francesco Schiavone Cicciariello e Sebastiano Panaro, mentre 12 anni sono stati inflitti a Nicola Panaro.

Il processo riprenderà a novembre. I familiari della vittima si sono costituiti parte civile con l'avvocato Gianni Zara. Schiavone, invece, è difeso dall'avvocato Mauro Valentino. 
 

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