Omicidio Tondi, torna in aula il giallo sulla 'pulizia della casa' del delitto

Il fatto smentito dalla mamma di Emilio, ma riportato in auge dalle dichiarazioni della funzionaria della Squadra Mobile che ha preso in mano le indagini a 3 giorni dalla morte

Katia Tondi

Udienza interlocutoria ma che ha avuto comunque spunti interessanti quella andata in scena questa mattina davanti alla Corte d’Assise di Santa Maria Capua Vetere per l’omicidio di Katia Tondi, la giovane mamma uccisa nel suo appartamento di San Tammaro il 20 luglio 2013. E’ stata ascoltata la dottoressa Cimmino della Squadra Mobile di Caserta che dal 23 luglio 2013 prese in mano le redini dell’indagini sul delitto che hanno portato poi alla formulazione dell’accusa nei confronti del marito di Katia, Emilio Lavoretano di Santa Maria Capua Vetere.

La funzionaria ha riassunto tutta l’attività di indagine che è stata svolta, ma la discussione è poi finita sul sequestro dell’abitazione dove è avvenuto l’omicidio. E su questo punto la Cimmino ha sostenuto di essere venuta a conoscenza da alcune zie di Katia che l’abitazione era stata ripulita dopo il dissequestro (fatto però smentito in una delle precedenti udienze da Assunta Bracciale, mamma di Emilio) e che la cosa le era sembrata strana, pur non potendo fare una verifica perché ne era venuta a conoscenza mesi dopo.

Ma sul punto sia l’avvocato di parte civile che l’avvocato di Lavoretano hanno inteso fare ulteriori domande, con la discussione che si è ‘accesa’ nel momento in cui la teste ha sottolineato come essendo il padre dell’imputato un ex carabiniere avrebbe dovuto immaginare che era meglio non toccare nulla all’interno dell’appartamento. Una frase che ha animato la discussione, con la difesa che ha chiesto, dopo tali affermazioni del commissario Cimmino, la quale ha anche precisato che in base alla sua esperienza la scena del crimine non va assolutamente toccata, come mai ella stessa non avesse suggerito il sequestro dell’appartamento. Ma su questo punto la funzionaria della Squadra Mobile ha chiarito che la decisione di dissequestrare l’appartamento fu adottato dalla Procura che era l’organo deputato a prendere tale decisione. Anche il pm Musto ha tenuto a precisare attraverso una specifica domanda alla Cimmino che l’appartamento fu dissequestrato poiché la polizia scientifica intervenuta nella immediatezza sulla scena del crimine aveva assicurato di aver fatto tutti i rilievi utili alle indagini. Medesime dichiarazioni fatte dalla madre del l’imputato la quale pur smentendo di aver mai lavato il pavimento dell’appartamento, afferma che tutti erano convinti, non essendo stato posto sotto sequestro l’appartamento, che quella sera stessa ogni elemento utile alle indagini fosse stato raccolto. Il processo è stato aggiornato a fine settembre, quando saranno ascoltati alcuni familiari di Emilio.

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