Omicidio Tondi, Emilio ‘urla’ la sua innocenza in una poesia scritta in carcere | LEGGI LA LETTERA

L’ex meccanico in cella da più di due mesi: “La galera è l’inferno dei vivi. Io ho sete di giustizia”. Già presentato il ricorso in Appello per riformare la sentenza di condanna

Emilio Lavoretano e la lettera spedita dal carcere

Rinchiuso da oltre due mesi dietro le sbarre del carcere di Santa Maria Capua Vetere, Emilio Lavoretano non ha ancora perso le speranze che la “verità” sull’omicidio della moglie venga fuori.

Presentato ricorso in Appello contro la condanna

In questi giorni il suo avvocato Natalina Mastellone, nonostante la sospensione dei termini per l’emergenza coronavirus, ha depositato il ricorso in Appello contro la sentenza di primo grado emessa dalla Corte d’Assise del tribunale di Santa Maria Capua Vetere che ha condannato l’ex meccanico della città del foro a 27 anni di carcere per l’omicidio della moglie Katia Tondi, avvenuto il 20 luglio 2013 nella loro abitazione coniugale nel parco Laurus a San Tammaro. Un ricorso di circa 300 pagine nel quale si mettono in risalto tutte le discrasie della ricostruzione della Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere sottolineando numerosi elementi che farebbero propendere per una possibile riforma della condanna.

L'indagine da uomo libero all'arresto per pericolo di fuga

Secondo la tesi accusatoria (avallata dalla Corte d'Assise presieduta da Giovanna Napoletano, giudice a latere De Santis) Emilio Lavoretano avrebbe ucciso la moglie Katia, strangolandola, poi sarebbe uscito di casa, si sarebbe recato in un negozio per comprare alcune cose per il figlioletto e poi sarebbe tornato a casa dando l'allarme. Il tutto in un lasso di tempo molto ristretto (circa un’ora) dal momento in cui la vittima era a casa con la mamma e quello in cui Emilio è stato ripreso dalle telecamere di un supermercato. E dopo aver affrontato l’indagine ed il processo in primo grado da uomo libero, è arrivato l’ordine di arresto che ha portato gli uomini della Squadra Mobile ad arrestarlo per il “pericolo di fuga”.

Emilio urla la sua innocenza in una poesia

Emilio, intanto, continua a professarsi innocente. E lo anche attraverso una poesia inviata al suo avvocato e che Casertanews pubblica in esclusiva. “I miei sentimenti sono un mix di rabbia e sofferenza ma devo credere nel vero ed avere pazienza” scrive, non mancando di ricordare la moglie ed il figlioletto: “Poi chi crescerà il mio piccolino?” aggiungendo: “Uscirà fuori il vero”. Per Emilio “la galera è l’inferno dei vivi. Per chi è colpevole si sa, figuriamocisi per chi è innocente, la gente questo lo sa?”. L’ex meccanico è ancora alla ricerca della “verità” e lo scrive: “Io ho sete di giustizia, se poi non c’è nemmeno da sperare, mi dite io che campo a fare?”. Poi chiosa: “Comunque ripeto sono ancora appellabile e voglio sperare e non affogare nella bile e posso riuscirci se mi state a sentire. La galera non si augura a nessuno specialmente se si è innocente”.

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