Cugino del killer ucciso, due pentiti in aula contro Sandokan

Il postino Quadrano freddato dal commando dei Casalesi fuori al bar Orientale

Francesco Schiavone detto Sandokan

Finalmente prende il via dinanzi alla Corte d'Assise del tribunale di Santa Maria Capua Vetere, presieduta dal giudice Napoletano, il processo per il capoclan dei Casalesi Francesco Schiavone detto Sandokan accusato dell'omicidio di Giuseppe Quadrano, il postino, cugino omonimo del killer - divenuto collaboratore di giustizia - di don Peppe Diana.

Dopo la costituzione delle parti, rinviata per un difetto di notifica la scorsa udienza, e l'ammissione delle prove il processo è stato rinviato alla fine di giugno quando il dibattimento entrerà nel vivo con l'escussione di due collaboratori di giustizia, Giuseppe Misso e Vargas. I figli di Quadrano, non riconosciuto come vittima innocente della camorra, si sono costituiti parte civile con l'avvocato Gianni Zara.

Il postino venne ucciso nel 1996 a San Cipriano d'Aversa. Il motivo dell'agguato era da collegare al fatto che il cugino, omonimo e killer di don Peppe Diana, aveva iniziato a collaborare con gli organi inquirenti dopo il suo arresto in Spagna. In un primo momento il dipendente delle poste venne avvicinato dal clan per chiedere al congiunto di ritrattare le sue dichiarazioni. Richiesta a cui seguì il rifiuto di Quadrano. Per questo il 7 agosto 1996 Quadrano venne avvicinato dal commando del clan dei Casalesi fuori al bar Orientale e crivellato con 12 colpi d'arma da fuoco. 

Per l'omicidio sono stati già condannati, con rito abbreviato, a 30 anni a testa Francesco Schiavone Cicciariello e Sebastiano Panaro mentre 12 anni sono stati inflitti a Nicola Panaro


   

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