Uccide il padre per difendere la mamma, il pm chiede 14 anni

Gli avvocati di Daniele Leggiero invocano l'omicidio preterintenzionale: "Non voleva ucciderlo"

Daniele Leggiero

Il pubblico ministero ha invocato la condanna a 14 anni di reclusione per Daniele Leggiero, il 29enne di Alife accusato dell'omicidio del padre Giuseppe, avvenuto nel novembre 2017, all'interno del caseificio di famiglia. E' stata questa la richiesta all'esito della requisitoria pronunciata stamattina nel corso del processo, con rito abbreviato, celebrato al tribunale di Santa Maria Capua Vetere dinanzi al giudice Salvatore

Per il pubblico ministero Urbano l'omicidio fu intenzionale e giudicando le aggravanti contestate, aver ucciso il padre e con un coltello di 40 centimetri, equivalenti alle circostanze attenuanti, ha chiesto una pena di 14 anni di reclusione, anche in considerazione del rito scelto.

Differente, invece, la posizione dei legali difensori - gli avvocati Emanuele Sasso e Giuseppe Stellato - che hanno ricostruito la vicenda in aula. L'imprenditore caseario Giuseppe Leggiero venne ucciso dal figlio che intervenne nel corso di una lite tra i genitori e nel tentativo di difendere la madre lanciò diversi oggetti contro il padre tra cui la lama che lo ferì a morte.

Per questo ad avviso degli avvocati non c'era intenzione di offendere quindi la richiesta è stata quella di rideterminare il reato di omicidio volontario in quello di "morte causata da un altro reato", insomma si trattò di un altro impeto. In subordine gli avvocati hanno chiesto la rideterminazione in omicidio preterintenzionale, cioè involontario. I legali hanno, inoltre, richiesto anche la concessione di tutte le attenuanti anche in virtù del risarcimento del danno in favore dei prossimi congiunti, che non si sono costituiti parti civili.

Il processo è stato rinviato all'inizio di novembre per le repliche della Procura e la sentenza da parte del giudice.

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