Imprenditore ucciso dai Casalesi, processo "bis" per Cirillo

"Pasqualino coscia fina" accusato da Setola: "Ha partecipato all'organizzazione dell'omicidio di Domenico Noviello"

Domenico Noviello venne freddato dai Casalesi fuori la sua autoscuola

Subito un rinvio nel processo d'appello "bis" per Francesco Cirillo, alias Pasqualino Coscia Fina, accusato di aver preso parte all'omicidio dell'imprenditore Domenico Noviello, ucciso a Castel Volturno nel maggio del 2008 dai killer dell'ala stragista dei Casalesi, guidata da Giuseppe Setola, perchè aveva denunciato e fatto arrestare i suoi estorsori. 

Il processo riprenderà fra una settimana. Cirillo, libero e assente in aula, era stato condannato in primo grado dalla Corte d'Assise di Santa Maria Capua Vetere alla pena dell'ergastolo ma venne poi assolto in Appello che aveva escluso l'attendibilità delle dichiarazioni rese proprio da Giuseppe Setola che nel corso del processo di primo grado. 

In particolare il killer dei Casalesi aveva accusato Francesco Cirillo di aver partecipato all'organizzazione dell'omicidio, insieme a suo cugino Alessandro Cirillo (alias 'o Sergente, luogotenente proprio di Setola). Secondo la versione del boss Cirillo avrebbe trovato la base di appoggio per il commando, salvo poi procurarsi un alibi presso un albergo per evitare il suo coinvolgimento nella vicenda. Contro la sentenza della Corte Partenopea aveva fatto ricorso in Cassazione il Procuratore Generale presso la Corte d'Appello di Napoli. La suprema corte, nel novembre 2017, aveva annullato l'assoluzione e rispedito Francesco Cirillo davanti ai giudici napoletani.

Cirillo fu arrestato per estorsione all'inizio degli anni 2000, su denuncia di Noviello e del figlio Massimiliano, assieme a quattro esponenti del clan dei Casalesi, ma fu l'unico ad essere condannato a quattro anni di carcere mentre gli altri estorsori furono assolti. La vecchia condanna, secondo la tesi accusatoria, avrebbe dunque costituito il pretesto "ripescato" da Setola per vendicarsi di Noviello, seminare il terrore e costringere così anche gli altri imprenditori a pagare il pizzo. Noviello venne ucciso fuori la sua autoscuola a Castel Volturno il 16 maggio 2008.

Oggi nell'aula della Corte d'Assise d'Appello di Napoli erano presenti i quattro figli di Domenico Noviello: c'erano Massimiliano, Mimma, Rosaria e Matilde, che dopo la morte del padre hanno intrapreso un percorso volto a far conoscere all'opinione pubblica, soprattutto agli studenti, la vicenda del papà imprenditore che con coraggio aveva sfidato il clan in un periodo in cui nessuno lo faceva. "C'era tanta gente e partecipazione questa mattina, e ciò è positivo - dice Mimma Noviello - però ho riprovato quelle brutte sensazioni già vissute quando Cirillo fu assolto e liberato. Spero solo che questo processo finisca presto con la condanna dell'imputato". Con i figli di Noviello si è costituita parte civile anche il Comitato don Diana, rappresentato dall'avvocato Giovanni Zara.


 

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