Omicidio, 24 anni al killer dell'imprenditore

La sentenza dell Corte d'Assise per il delitto di Massimo Neiviller ucciso durante una rapina

Andreas Krebs e Massimo Neiviller

Giustizia è fatta! La Corte d'Assise del tribunale di Santa Maria Capua Vetere, presieduta dal giudice Napoletano, ha condannato a 24 anni di carcere Andreas Krebs, l'operaio tedesco ritenuto l'assassino di Massimo Neiviller, l'imprenditore di Santa Maria Capua Vetere ucciso nel dicembre 2016 al culmine di una rapina presso il suo distributore di benzina sulla Domitiana a Cellole. 

I giudici hanno anche inflitto una serie di pene accessorie per Krebs tra cui l'interdizione perpetua dai pubblici uffici e l'espulsione dal territorio italiano a pena espiata oltre al risarcimento in favore della parte civile, assistita dall'avvocato Enrico Iascone Maglieri, disponendo una provvisionale di 50mila euro. 

Accolte in pieno le tesi del pubblico ministero Marta Correggia che aveva invocato al termine della sua requisitoria la condanna a 24 anni per il killer, "la massima pena possibile", al termine di un dibattimento in cui sono è stata ricostruita, con numerose e schiaccianti prove, la colpevolezza del tedesco.

Neiviller, secondo quanto ampiamente ricostruito nel corso del processo, venne ucciso da Krebs al culmine di una rapina. Dai video delle telecamere di sorveglianza posizionate nel distributore si è visto Krebs colpire l'imprenditore alle spalle con un corpo contundente e, successivamente, infliggergli 3 coltellate, di cui una al cuore risultata poi fatale. 

Quello di Massimo Neiviller è stato il delitto di una persona perbene, di un padre di famiglia, di un uomo generoso che aveva accolto, offrendo soldi in cambio di piccoli lavoretti presso il suo distributore ma anche alla sua casa di Baia Domizia, colui che poi gli avrebbe tolto la vita. "Proprio lui ... proprio Andreas", disse Neiviller ai medici dell'ambulanza che lo soccorse prima che spirasse in ospedale. Di contro il killer Krebs, una persona dalla personalità negativa, tanto vile da aggredire un amico alle spalle con il solo apparente movente dell'ingratitudine. 

Con il verdetto pronunciato i familiari di Massimo hanno finalmente ottenuto giustizia per la sua morte. 

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