I pentiti 'litigano' in aula sulla ricostruzione dell'omicidio di marito e moglie

Froncillo e Nocera si smentiscono a vicenda, il processo resta un rebus

“Io non c’ero, l’omicidio mi è stato raccontato”. Questa frase del collaboratore di giustizia Michele Froncillo ha fatto scoppiare una nuova ‘lite’ in aula tra i pentiti del clan Belforte. La dichiarazione di Froncillo che è stato convocato nel processo in Corte d’Appello per il duplice omicidio di Biagio Letizia e della moglie Giovanna Breda (avvenuto il 10 aprile 1997 a Marcianise) è stata smentita da un altro collaboratore, Giacomo Nocera, che invece ha dichiarato che era sul luogo del delitto. Non solo: anche Salvatore Belforte e Domenico Cuccaro hanno rivisitato altre dichiarazioni di Froncillo che, al termine di un’udienza lunghissima, ha preferito non rispondere, rimettendosi ai verbali che sono stati consegnati dalla Dda. Un processo, quello per il duplice omicidio, ricco di colpi di scena dopo che in primo grado furono assolti Salvatore Belforte, Domenico Belforte, Antimo Piccolo, Gennaro Buonanno e Felice Napolitano. Marito e moglie, secondo la ricostruzione della Dda, sarebbero stati uccisi perché la donna era ritenuta confidente dei carabinieri, mentre Letizia perché, rifiutatosi di ucciderla, stava tentando di costituire un gruppo autonomo. Una tesi che non aveva retto in primo grado, dove, nonostante le dichiarazioni di sette pentiti, il processo si era chiuso con l’assoluzione di tutti gli imputati. Nel collegio difensivo fanno parte gli avvocati Giuseppe Foglia, Massimo Trigari, Carmen Di Meo, Giovanni Abet ed Enrico Accinni.

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