L’omicidio di Katia, il marito 8 ore davanti ai giudici: “Sto ancora cercando la verità”

Emilio Lavoretano ascoltato nel processo che lo vede imputato per omicidio. Ascoltato in aula l’audio della telefonata alla polizia. Il pm: “Le dice ‘sono stato io’”, ma l’uomo smentisce

Emilio Lavoretano

"Correte, c'è mia moglie a terra ... Sono stato io". Parole masticate, rotte dal pianto a dirotto e che, una volta decifrate, rappresenterebbero una sorta di involontaria confessione. A farla fu Emilio Lavoretano in una telefonata alla polizia nell'immediatezza della scoperta del cadavere di Katia Tondi, la mamma uccisa al parco Laurus di San Tammaro il 20 luglio 2013. La registrazione, fatta ascoltare in Corte d'Assise e per la quale il pm Musto ha chiesto una perizia tecnica, ha di fatto aperto l'esame dell'imputato. Lavoretano ha così potuto raccontare - per la prima volta da quando venne formalmente indagato e da quando è finito sotto processo - la propria versione dei fatti. Un esame lunghissimo, durato circa 8 ore tra ricordi ed amnesie, un racconto a tratti lineare ed al tempo stesso ambiguo in cui sembra essere mancato un doveroso sforzo mnemonico per giungere alla verità sulla morte della povera Katia. 

LA RICOSTRUZIONE DI EMILIO

"Tornai a casa, la porta era aperta di una ventina di centimetri - ha detto Lavoretano alla Corte presieduta dal giudice Napoletano - Avevo con me le buste della spesa e mi aiutai con un piede. Vidi il corpo di Katia a terra. Mi precipitai su di lei, la presi tra le braccia. Poi corsi a chiamare la vicina di casa, Maria Rosaria Rossi. Lei entrò in casa e mi disse che non c'era polso. 'Chiama l'ambulanza' mi disse. Nel frattempo io stavo in cucina dove c'era mio figlio (all'epoca il piccolo aveva 7 mesi nda) che piangeva. Fu Rosaria, nel voltarsi, a farmi notare che la camera da letto era sotto sopra. 'Che hanno combinato?', esclamò. Andai a vedere e poi tornai in cucina". Poi la chiamata al 118, per ben 2 volte, e quella alla polizia che sembra aprire uno scenario nuovo su cui la Procura vuole far luce anche se Emilio ha riferito in aula "ho detto venite che sta tutto sotto sopra". Solo all'arrivo del 118 "mi sono reso conto che Katia era morta", ha detto Lavoretano. 

LA GIORNATA DI EMILIO

Lavoretano, assistito dall'avvocato Natalina Mastellone, ha raccontato il suo 20 luglio. "Andai a lavoro ed uscii verso le 16,30. Andai a bere un paio di birre con i colleghi e rientrai a casa verso le 17,30. Il bambino stava dormendo nel passeggino rivolto verso la finestra, come lo trovai quando rientrai. Facemmo la lista della spesa ed uscii mentre Katia disse che doveva fare la doccia. Quando rientrai la trovai a terra. Indossava gli stessi abiti di quando ero uscito".

IL MOVENTE

Nel corso del suo esame Lavoretano ha spiegato come la coppia non avesse nemici ma anche di una vita sociale molto limitata dopo il matrimonio: "con un bambino piccolo era difficile", ha commentato in aula. Ed anche le amicizie pregresse, come quella con il fratello di Katia, Antonio Tondi, e con la cognata, Lina Ginestra, erano andate man mano diradandosi. "Prima andavamo spesso a mangiare una pizza insieme poi dopo la nascita del bambino Katia, che era molto premurosa, sgridò il figlio di Antonio perché urtò la culla e da quel momento non ci siamo più frequentati, anche se io continuavo a sentire il fratello". 

L'IPOTESI DI EMILIO

Per Emilio Lavoretano, Katia, i cui familiari si sono costituiti parte civile con gli avvocati Gianluca Giordano e Santoro, venne uccisa nel corso di una rapina in casa. "Trovai una forzatura vicino alla serratura della porta - ha detto ancora - In casa mancavano alcuni monili in oro ma lasciarono un salvadanaio dove avevo i miei risparmi. So solo che mi hanno ucciso mia moglie e da sei anni cerco di avere una risposta e penso tante cose", ha concluso.   

LE PROVE "SPARITE"

Dopo l'omicidio Emilio Lavoretano si recò al commissariato di Santa Maria Capua Vetere da cui uscì a notte fonda. "Non tornai a casa a dormire - ha detto - andai a casa dei miei genitori. Andai a prendere mio figlio da mia suocera e tornai a casa dai miei. A casa mia - al parco Laurus - tornai solo due giorni dopo quando andai a prendere i vestiti di Katia - ha proseguito - In quella circostanza mi accorsi che la camera da letto era stata messa a posto ma non so chi lo ha fatto. Non so se sia stata mia madre". 

Potrebbe interessarti

I più letti della settimana

  • La ‘Dea Bendata’ bacia il casertano: vincita record al Lotto

  • Beccati con i colombacci appena abbattuti, nei guai coppia di bracconieri | FOTO

  • Camorra, chiesta la condanna per imprenditore accusato da Schiavone

  • Fiumi di cocaina nel casertano, mano pesante della Dda: chieste 57 condanne

  • Camorra, l’allarme della Dda: “Casalesi 2.0 più insidiosi del vecchio clan”

  • Sparatoria con la polizia, il 'finto militare' può essere processato

Torna su
CasertaNews è in caricamento