Duplice omicidio nella faida di camorra: processo a Setola

Il delitto deciso da Bidognetti in carcere. L'intercettazione del killer entra nel processo

Giuseppe Setola

Un'intercettazione, estrapolata dal processo Domitia, nel corso della quale il killer dei Casalesi si sarebbe "vantato" del duplice omicidio di Antonio Pompa e Nicola Baldascino, uccisi nel 1997 nell'ambito della faida interna al clan dei Casalesi. Questa la prova che ha portato Giuseppe Setola alla sbarra.

Stamattina nel corso del processo celebrato dinanzi alla Corte d'Assise è stato dato incarico al perito che dovrà materialmente trascrivere l'intercettazione che rappresenta la "prova madre" dell'impianto accusatorio. Il processo è stato, poi, rinviato a marzo per il prosieguo dell'istruttoria. 

Il duplice omicidio fu decretato in carcere dal boss Francesco Bidognetti, alias Cicciotto 'e Mezzanotte. Il capoclan diede ordine di uccidere da dietro le sbarre, durante un colloquio con la sua compagna Anna Carrino (che ha patteggiato la pena). Fu la donna a farsi portavoce dell'ordine con Giuseppe Setola, difeso dall'avvocato Paolo Di Furia, che eseguì l'omicidio sparando i due con una pistola 9X21.

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Il movente del delitto di camorra è da ricercarsi nell'appartenenza di Baldascini al gruppo Cantiello - Tavoletta, che aveva promosso una scissione all'interno del clan Bidognetti. L'omicidio, infatti, maturò dopo che dalla fazione rivale venne posto in essere un attentato nei confronti dello stesso Setola e di Aniello Bidognetti. Inoltre, Baldascini era alla ricerca del figlio di Bidognetti per aggredirlo in seguito a contrasti pregressi. 

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