Ucciso davanti al figlio, l'altra verità sull'omicidio raccontata dal cugino di Corvino

Antonio ai magistrati: "D'Alessandro ha trovato solo un pretesto per ammazzarlo"

Antonio Diana potrebbe essere stato ucciso non perché considerato un amico dei 'rivali', bensì per una banale lite con lo zio di un killer dei Casalesi. L'altra versione della delicata vicenda relativa all'omicidio avvenuto a San Cipriano d'Aversa nel 1991 (davanti al figlio della vittima che aveva appena 3 anni), e che ha visto nei giorni scorsi i carabinieri notificare due ordinanze a carico di Walter Schiavone, fratello di Sandokan, e Romolo Corvino, emerge dagli atti dell'inchiesta.

Oltre alle dichiarazioni del pentito Cipriano D'Alessandro (anche lui indagato per l'omicidio), sono riportate anche quelle di un altro collaboratore, Antonio Corvino. Il cugino di Romolo, nell'interrogatorio del 30 luglio 2018, racconta ai magistrati: "Mio cugino Romolo Corvino, in uno sfogo, mi raccontò dell'omicidio di Antonio Diana. Mio cugino mi disse che Diana non c'entrava niente con vicende di camorra e la colpa era da attribuirsi a Cipriano D'Alessandro, il quale aveva riferito a Walter Schiavone che Antonio Diana poteva creare problemi dando informazioni a gruppi rivali. Questo però era un pretesto perché, come mi disse Romolo, la vittima aveva litigato con lo zio di Cipriano D'Alessandro, non mi disse per cosa, e quindi fu ucciso senza un reale motivo".

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