Schianto per evitare la buca, condannato imprenditore per la morte di Giusy

La 21enne perse la vita in un incidente sulla provinciale causato da un cantiere non segnalato

Giusy Monaco perse la vita dopo lo schianto sulla provinciale

Arriva la condanna definitiva per un imprenditore per l'omicidio colposo della 21enne Giusy Monaco di Formicola. La Corte di Cassazione ha confermato la sentenza, pronunciata sia in primo che in secondo grado di giudizio, nei confronti di Alessandro Vinciguerra, 57enne di Acerra.

LO SCHIANTO

L'incidente in cui perse la vita la ragazza, figlia di una nota politica della zona, si verificò la notte tra il 18 ed il 19 luglio del 2008 quando un uomo Antonio A. (anch'egli condannato con rito abbreviato) stava percorrendo, a bordo di una Renault Clio, la strada provinciale tra Pontelatone e Formicola a velocità molto elevata, "non meno di 108 km/h rispetto ad un limite di 30 km orari", scrivono i giudici della Quarta Sezione Penale della Suprema Corte, presieduta da Patrizia Pacialli.

Lungo la strada erano in corso lavori di allargamento della carreggiata e di riparazione di una condotta idrica ed il conducente della Clio, dopo aver effettuato un sorpasso, si trovava davanti una buca (corrispondente ad un tombino da riparare) segnalata solo da "quattro paletti infissi a terra attorno alle quali era stato appeso un nastro di colore bianco rosso". Per evitare l'ostacolo l'uomo invase la corsia opposta impattando frontalmente con una Fiat Panda, a bordo della quale viaggiava Giusy che perse la vita. 

IL RICORSO

Vinciguerra, titolare della ditta che stava effettuando la riparazione sulla condotta idrica, ha presentato ricorso in Cassazione contro la condanna pronunciata dalla Corte d'Appello. Ad avviso dell'imprenditore "esistendo un divieto assoluto di sorpasso, non si può affermare che se il cantiere fosse stato segnalato correttamente, l'evento non si sarebbe verificato. Del resto, anche in punto di prevedibilità delle possibili condotte poste in essere da conducenti indisciplinati di autovetture, non sembra che facilmente esse potevano essere astrattamente ipotizzabili, dal momento che, in quelle condizioni, si dovevano possedere capacità divinatorie anche per solo pensare che si potesse giungere a tanto". Insomma la colpa è tutta del conducente della Clio.

LA DECISIONE DEI GIUDICI

Gli Ermellini, però, hanno respinto il ricorso presentato dall'imprenditore. I giudici del Palazzaccio hanno sostenuto come nella sentenza appellata sia stata motivata a sufficienza la responsabilità di Vinciguerra. L'imprenditore avrebbe dovuto segnalare il cantiere adeguatamente cosa che "avrebbe potuto determinare nel conducente maggiore cautela e diverse condotte di guida - scrivono i giudici - Discende da ciò la diretta responsabilità del Vinciguerra, che in forza della qualità di legale rappresentante della ditta, aveva altresì la qualifica di responsabile per la sicurezza per i lavori appaltati e che dunque avrebbe dovuto operare il necessario controllo sulla corretta esecuzione dei lavori dei suoi operai".

Il 57enne è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali. 

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