Muore dopo il parto trigemellare, 14 medici a processo

Il Gup del tribunale di Santa Maria Capua Vetere Campanaro ha accolto le richieste del pm Fornaro

Francesca Oliva è morta il 24 maggio 2014, dopo aver dato alla luce tre bambini

Sono stati rinviati a giudizio con l’accusa di omicidio colposo aggravato i 14 medici imputati per la morte di Francesca Oliva, la ragazza 29enne di Gricignano deceduta nel maggio 2014, insieme a due dei tre gemelli che portava in grembo, durante il parto avvenuto nella clinica ‘Pineta Grande’ di Castel Volturno.

I medici lavoravano nella struttura del litorale domizio e presso l’ospedale ‘San Giuliano’ di Giugliano. Il Gup del tribunale di Santa Maria Capua Vetere Campanaro ha accolto le richieste del pm Fornaro, fissando la prima udienza per il prossimo 9 febbraio.

IL FATTO – Oliva morì il 24 maggio del 2014 per setticemia: nel suo grembo c’erano tre gemelli e solo uno, Maria Francesca, sopravvisse. Seguita durante la gravidanza dal ginecologo S.R., Francesca era stata ricoverata prima all’ospedale di Giugliano e poi alla clinica ‘Pineta Grande’. Dopo le minacce di aborto, il suo medico personale il 7 maggio le praticò un cerchiaggio cervicale a fronte della presenza di una significativa leucocitosi con neutrofilia del 77 %, fattore emerso dagli esami del sangue: era quindi in corso una contaminazione batterica.

Nessuno se ne accorse ma pochi giorni dopo uno dei tre bambini che portava in grembo, il maschietto, morì. Secondo la procura di Santa Maria Capua Vetere il tutto avvenne nonostante l’ecografia eseguita da un medico, S.A.. Francesca venne quindi trasferita d’urgenza il 19 maggio alla clinica di Castel Voltuno, dopo 3 giorni la sua condizione precipitò, costringendo i medici a curare la febbre con antibiotici non idonei. Infine il 23 maggio si decise di operare Francesca con un taglio cesareo, per far nascere i tre bambini alla venticinquesima settimana di gestazione. Il maschio era però già morto, mentre una delle due femmine, Giorgia, sopravvisse al parto per poi morire tragicamente solo 24 ore dopo per scarsa maturità dell’apparato respiratorio.

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