Camorra & appalti, appello per 4. La Procura 'rinuncia' alla pen-drive di Zagaria

Nessuna richiesta di 'processo bis' per Orlando Fontana, l'uomo accusato di aver comprato la chiavetta da un poliziotto. La sua assoluzione diventa definitiva

L'ex senatore Udeur Tommaso Barbato

La Procura ha deciso di rinunciare al ricorso in Appello per tre imputati del ‘processo Medea’, l’inchiesta relativa agli appalti ottenuti da imprenditori ritenuti vicini al clan dei Casalesi da Enti pubblici scoppiata nell’estate 2015 e che ha coinvolto anche diversi esponenti politici casertani. 

Al termine del processo di primo grado sono state quattro le condanne emesse dal tribunale di Santa Maria Capua Vetere: 13 anni e 6 mesi di carcere per Pino Fontana, imprenditore di Casapesenna; sette anni per l’ex senatore Udeur Tommaso Barbato; 4 anni e mezzo, con l’esclusione dell’articolo 7, sono stati comminati ad Alessandro Cervizzi, carabiniere che era in servizio al comando provinciale di via Laviano a Caserta; due anni di carcere per Carmine Lauritano di Marcianise. Erano stati assolti, invece, il finanziere Silvano Monaco, l’imprenditore Orlando Fontana di Casapesenna e Vincenzo Pellegrino di Villa di Briano. Per questi tre la sentenza di assoluzione è diventata definitiva visto che la Procura ha rinunciato all’Appello. In secondo grado, invece, si giocherà la partita per gli altri quattro imputati condannati. 

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La decisione della Procura fa riflettere soprattutto per quel che concerne la posizione di Orlando Fontana, che era ritenuto colui che aveva fatto da tramite per la “vendita” della Pen-drive di Michele Zagaria portata via dal covo di via Mascagni di Casapesenna il giorno dell’arresto del super latitante. Fontana era accusato di aver comprato la Pen-drive e l’inchiesta che ne è scaturita successivamente ha portato ad indagare anche un poliziotto che era presente al momento dell’arresto di Michele Zagaria, Oscar Vesevo, che oggi si ritrova sotto processo.

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