Mazzette ai politici per gli appalti alla camorra, Zagaria è un fiume in piena

Il racconto del colletto bianco pentito delinea uno scenario inquietante: "Antropoli era a mia disposizione"

Marco Ricci e Carmine Antropoli

Bustarelle, favori personali, casse di pesce e prosciutti. In questo modo le imprese di Ciccio 'e Brezza prendevano lavori a Capua. E' uno scenario inquietante quello delineato da Francesco Zagaria, il colletto bianco del clan dei Casalesi diventato collaboratore di giustizia, nel corso del processo che vede alla sbarra, tra gli altri, l'ex sindaco Carmine Antropoli, gli assessori Marco Ricci e Guido Taglialatela, oltre ad una rete di faccendieri. 

I RAPPORTI CON GLI AMMINISTRATORI

Il filo che collega Zagaria alla politica locale si annoda nel 2006. "Dopo le elezioni amministrative conobbi Marco Ricci ed il sindaco Antropoli - ha detto Ciccio 'e Brezza - Potevo partecipare agli appalti e quindi mi sono mosso per conoscere qualche politico". Il primo approccio fu tentato proprio con Antropoli attraverso il titolare di un'azienda bufalina che "sapevo avere buoni rapporti col sindaco". Ci fu un incontro: "Andammo a Sant'Angelo in Formis presso lo studio medico di Antropoli. Mi presentai solo come impresa senza fare riferimento ai miei rapporti col clan. Fu una cosa frettolosa, non ebbi molta soddisfazione". 

L'occasione si presentò qualche tempo dopo. Fu un netturbino a creare un collegamento con Marco Ricci: "Gli dissi che ero parente di Michele Zagaria". Va detto che a Capua il gruppo egemone era quello degli Schiavone ma "gli dissi che poteva stare tranquillo". Con Ricci ed Antropoli "parlavo spesso della latitanza di Michele Zagaria", ha detto Ciccio 'e Brezza. Sul conto dell'ex assessore e finanziere, Zagaria ha spiegato che "era una persona molto accorta. Se ci incontravamo per caso nemmeno ci salutavamo. C'era (il netturbino nda) che faceva da tramite. Sono andato varie volte a casa di Ricci per regali come cassette di pesce o prosciutti".

IL FURTO AD ANTROPOLI

Dopo qualche mese si presenta l'occasione per Ciccio e' Brezza per entrare nelle grazie anche del sindaco. Sempre attraverso il solito 'gancio' "venni chiamato da Ricci che mi disse che era successo qualcosa al sindaco. Mi disse che dovevo andare da Antropoli che aveva subito il furto di un'auto e di alcuni orologi di valore, oltre ad un anello di brillanti della ex moglie. Ricci me lo chiese perchè sapeva che ero parente di Michele Zagaria, lo disse anche ad Antropoli che me lo confermò". Secondo il racconto di Zagaria l'ex sindaco si rivolse anche al gruppo Schiavone, attraverso alcuni imprenditori capuani "suoi amici", ha confermato il collaboratore di giustizia. 

Comunque sia, Zagaria si attivò. "Tramite una rete di albanesi trovammo due degli orologi rubati. Gli altri li comprai da una persona che lavora al Tarì. Ho speso circa 15mila euro e mi feci fare anche l'anello della ex moglie di cui ho ancora il calco". L'auto venne ritrovata qualche tempo dopo. Da quel momento "Antropoli mi disse che era a mia disposizione per qualsiasi cosa, ebbe una grande considerazione di me". 

GLI APPALTI E LE MAZZETTE

Dopo il rinvenimento della refurtiva "venni convocato da Marco Ricci - prosegue Zagaria - che mi parlò di un lavoro per largo Amico a Capua. Diedi a Ricci 15mila euro, circa il 10% del lavoro, oltre ad altri 3mila euro per una variante progettuale da 30mila euro. I soldi li presi in contanti dalla mia azienda bufalina e vinsi l'appalto con la Prisma Costruzioni". Per far sì che tutto filasse liscio venne inserito anche un ingegnere del Comune che "doveva mettere le carte a posto". Nel prendere la tangente Ricci specificò che "non doveva dire nulla al sindaco, che mi doveva un favore personale". In questo modo, "avrebbe chiesto un altro lavoro" perchè a Capua "ognuno di loro prendeva le tangenti sui lavori". 

Ed il secondo lavoro effettivamente ci fu: quello di ristrutturazione di alcune scuole. Gli interventi vennero affidati "ad un ingegnere di San Cipriano. Sarebbe stata la sua ditta a fare il lavoro mentre noi abbiamo preso un subappalto". Per questi lavori "Ricci pattuì la somma di 20mila euro che gli diedi in due soluzioni. Una a casa sua, l'altra in una pizzeria vicino alla chiesa di San Giuseppe". 

I CAPANNONI EX TPN E LA TANGENTE AL SINDACO

Il terzo appalto fu quello più sostanzioso. "Alla fine del 2010 Ricci mi mandò a chiamare attraverso un altro dipendente della ditta dei rifiuti". I lavori erano quelli della riqualificazione dell'ex capannone della Tpn in via Mariani il cui importo era di "7-800mila euro", ha detto Zagaria. "Ricci mi mandò da Antropoli che mi disse che poichè con la Prisma avevo già fatto Largo Amico era meglio evitare un nuovo affidamento alla stessa ditta. Costituii un'altra società: la Effezeta che si aggiudicò l'appalto. Diedi a Ricci 20mila euro, soldi che prelevai in contanti dal conto della Prisma Costruzioni". Stavolta, però, Zagaria voleva fare un regalo anche al sindaco. "Volevo dargli 10mila euro. I primi 5mila glieli portai allo studio, dove mi recavo con la scusa di qualche visita. Ogni volta che andavo lì mi facevo fare una ricetta. Antropoli non voleva accettare i miei soldi poi su mia insistenza li prese". 

LA LETTERA DI ANTROPOLI AL DIRIGENTE

Dopo l'aggiudicazione la Prisma, sempre riconducibile a Zagaria ed ausiliaria della Effezeta, venne colpita da interdittiva antimafia. "Successe per via di mia cognata che era cugina di primo grado di Michele Zagaria". La gara venne quindi affidata alla seconda classificata. "Riuscimmo a prendere tempo e nel frattempo il Tar accolse il ricorso e revocò l'interdittiva. Antropoli scrisse una lettera al dirigente per riaffidare i lavori alla Effezeta", conclude il pentito. Il processo riprenderà fra un paio di giorni per continuare la testimonianza del colletto bianco del clan. Nel collegio difensivo sono impegnati gli avvocati Mauro Iodice, Gerardo Marrocco, Guglielmo Ventrone, Lorenzo Caruso, Giuseppe Stellato, Maiello, Elisabetta Di Rauso.

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