Renzi a Castel Volturno: selfie, abbracci e la sfida alla camorra: "E' il passato"

Minniti: “Vogliano sconfiggerla come Robin Hood: togliamo ai clan per dare al territorio”

Matteo Renzi alla stazione di Cancello ed Arnone

Un più che leggero ritardo sulla tabella di marcia del treno (nel ‘degno’ solco già segnato dalle Ferrovie dello Stato) ed una corsa in auto per la prima ed unica tappa casertana del tour ‘Destinazione Italia’. Il segretario nazionale del Pd Matteo Renzi ha trovato ad attenderlo centinaia di simpatizzanti dei Democrat, accompagnato in viaggio dal ministro dell’Interno Marco Minniti, dalla segretaria regionale Assunta Tartaglione, dal commissario provinciale Franco Mirabelli, dal sottosegretario alla Giustizia Gennaro Migliore, dal vice-presidente della Camera Roberto Giachetti e dai rappresentati istituzionali casertani.

Sui terreni del boss

Appena sceso dal treno alla stazione di Cancello ed Arnone, selfie veloci e via di corsa verso Castel Volturno, verso il caseificio "Le Terre di Don Peppe Diana", realizzato su un bene confiscato alla criminalità organizzata, in particolare al boss Michele Zaza. Renzi e Minniti hanno ascoltato i responsabili di due cooperative che stanno cercando di dare nuovo lustro ai beni confiscati al clan dei Casalesi, seduti accanto al sindaco di Castel Volturno Dimitri Russo e davanti agli occhi del governatore Vincenzo De Luca, che proprio martedì ha firmato il protocollo con i sindaci del litorale domizio, che dovrebbe portare entro qualche mese alla definizione e alla presentazione del masterplan per il rilancio del litorale domizio-flegreo.

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Renzi ricorda don Diana

“A Castel Volturno - ha affermato l’ex premier - la camorra deve essere il passato, e noi come Pd dobbiamo essere a fianco di chi lavora per recuperare tutto ciò che serve per dare futuro a questo territorio”. Renzi si è poi soffermato sulla figura di Don Peppe Diana, il sacerdote simbolo della lotta alla camorra ucciso nel 1994 da un killer dei clan dei Casalesi. "Don Peppe - ha proseguito Renzi - è stato il simbolo della prima uscita che facemmo nel 2013, appena eletti, perché chi di noi viene dall'esperienza scout, conosce quanto don Peppe e la sua formazione educativa fosse legata al nostro mondo". "L'attenzione per questo territorio e per un bene confiscato - ha aggiunto - ha oggi un valore simbolico ma anche molto concreto; qui abbiamo scelto di far fermare il treno del Pd, e abbiamo chiesto di esserci alle massime autorità istituzionali; sono presenti il Governatore De Luca e il ministro Minniti, a dimostrazione che l'impegno preso con il sindaco Dimitri Russo viene onorato; certo c'è molto da fare, siamo al fianco della coop sociali che lavorano contro la mafia; qui, a Castel Volturno, ci sono ancora 150 beni confiscati da assegnare".

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Minniti lancia la sfida alla camorra

Il ministro dell’Interno ha parlato in conferenza stampa: “Dobbiamo essere molto grati a Matteo per aver acceso i riflettori su una realtà molto impegnativa e grazie al sindaco per quello che sta facendo. La nostra presenza segnala un impegno molto forte da parte del Pd e del Governo. Non ci poteva essere luogo migliore per rendere evidente la sfida che abbiamo di fronte: il tema della legalità contro la camorra, la voglia di mettere la parola fine. Sul terreno della sfida della legalità, della sicurezza e dell'integrazione noi staremo al fianco della cooperativa di Castel Volturno. Qui dobbiamo gestire situazioni che hanno dell'impossibilie. Abbiamo deciso di non girarci dall'altra parte". Sulla questione dell’enorme presenza degli extracomunitari sul territorio del litorale domizio, Minniti è stato netto: “Il nostro obiettivo è governare il fenomeno delle migrazioni. Una grande democrazia non insegue o rincorre i problemi, li governa. E vogliamo governarli dall'altra parte del Mediterraneo, chiedendo un impegno per il rispetto profondo dei diritti umani”. Ha poi chiosato con una stilettata al Movimento 5 Stelle ed alla Lega di Salvini: “Di fronte a una questione epocale e strutturale non si può rispondere con politiche emergenziali che altro non sono che vento nelle vele dei populismi”.

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