“L’arresto del boss latitante aveva liberato il sindaco dalla pressione”

Le motivazioni della Cassazione che ha respinto il ricorso di Martinelli contro l’annullamento della condanna

L'ex sindaco Enrico Martinelli

La condanna va rimodulata, ma non cancellata. E’ questo il pensiero della Cassazione sull’ex sindaco di San Cipriano d’Aversa Enrico Martinelli. Il politico di Forza Italia fu condannato a 6 anni, ma dopo un primo ricorso ai giudici capitolini (con rinvio in Appello) la pena fu abbassata a 3 anni e 4 mesi.

Con un secondo ricorso, Martinelli ha chiesto l’annullamento della condanna per concorso esterno in associazione mafiosa, ma la Cassazione lo ha respinto. E nelle motivazioni emerge un fatto particolare: Enrico Martinelli era “sotto controllo” del cugino boss omonimo, che controllava tutti i lavori a San Cipriano, come emerge dalle intercettazioni tra alcuni affiliati. Ma non solo. “Quel che è certo - scrivono i giudici - è che al sindaco era arrivato l’ordine e la direttiva sui lavori pubblici; la segnalazione sugli aggiudicatari era chiara ed i riferimenti a costoro si omologavano alla logica dei favori alle varie famiglie attraverso imprenditori di comodo”.

Ed aggiungono: “La mancata aggiudicazione ha una spiegazione razionale: dopo pochissimo tempo dall’interferenza, il (boss) Martinellli veniva tratto in arresto e terminava così la sua latitanza, finendo così per liberare il sindaco dalla pressione immediata che sino a quel punto aveva subito da parte del suo interlocutore esponente direttivo del clan (dei Casalesi)”.

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