Marito e moglie amici dei Casalesi: arriva la confisca

L'ampliamento di un fabbricato con soldi privi di giustificazione

La decisione dei giudici

Confermata la confisca per i coniugi Francesco L. e Francesca B., che secondo alcuni collaboratori di giustizia si sarebbero occupati nel corso degli anni di favorire la latitanza di esponenti del clan dei Casalesi. Questa la decisione della Corte di Cassazione che ha rigettato il ricorso presentato da marito e moglie contro quanto disposto dalla Corte d'Appello di Napoli che aveva deliberato l'applicazione della misura di prevenzione.

Per la Suprema Corte i ricorsi presentati sono da dichiararsi inammissibili dando valore, come fatto dalla corte partenopea, alle dichiarazioni del collaboratore Dario De Simone che riconoscendo in fotografia Francesco L. lo aveva indicato come "persona di fiducia del clan dei Casalesi, attivo nell'assicurare la latitanza degli associati".

Secondo la Corte d'Appello, con la motivazione che è stata accolta in pieno dalla Cassazione, "alla luce degli elementi a sua disposizione, ha delimitato la pericolosità del proposto all'interno di un arco temporale che va (quanto meno) dal 1992 al 2009. Se questa premessa, considerato che il terreno sul quale è stato realizzato il fabbricato è stato acquistato nel 1990, i Giudici del merito (...) hanno ritenuto di poter confermare la confisca di entrambi i beni in considerazione del fatto anche quando un immobile viene lecitamente acquisito, ma risulta ampliato o migliorato con l'impiego di disponibilità economiche prive di giustificazione, la confisca può investire il bene nella sua interezza nel caso in cui le trasformazioni e le addizioni abbiano natura e valore preminente tale da non consentire una effettiva separazione di distinti valori pro quota".

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