"Se esco di galera mi ammazzano". Il boss ritratta le accuse

La Torre scrive ai giudici e attacca: "Nono sono tutelato dallo Stato"

Il boss Augusto La Torre

L’ex boss della camorra a Mondragone, Augusto La Torre, fa marcia indietro e ritratta le accuse per la paura di “uscire di galera e farmi ammazzare”. Le volontà dell’ex capoclan, in carcere dal 1996, sono emerse in due memorie deposita in tribunale a Napoli e finite anche alla commissione centrale del Ministero dell’Interno a Roma, che decide sulla protezione dei collaboratori.

Come scrive Marilù Musto su ‘Il Mattino’, La Torre avrebbe riferito di voler ritrarre le sue dichiarazioni accusatorie “nel processo sulla strage di Pescopagano e in tutti gli altri processi in cui sono imputato e chiedo, anche, che mi sia revocato il trattamento speciale per i collaboratori”. Una retromarcia a sorpresa, col boss che ha messo nero su bianco come preferisca “scontare l'ergastolo piuttosto che uscire da galera e farmi ammazzare”. La Torre in particolare avrebbe spiegato di “non sentirsi tutelato dallo Stato”.

Nel procedimento per la strage di Pescopagano, avvenuta il 24 aprile 1990 davanti al bar ‘Centro’ di Mondragone e che aveva come obiettivo giovani immigrati, sono imputati anche il boss e il fratello Tiberio La Torre.

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