Omicidio di camorra, indagato anche il killer-pentito: "Così abbiamo salvato il bambino"

Il racconto ai magistrati di Cipriano D'Alessandro: "Lo abbiamo ucciso dopo averlo visto a casa di Salzillo"

Cipriano D'Alessandro, il kiler-pentito indagato per l'omicidio Diana

Antonio Diana non doveva morire. O meglio, non era una vittima designata dal gruppo dei Casalesi che faceva capo alla famiglia Schiavone. Il suo omicidio fu organizzato in pochi giorni, dopo che l'uomo, fratello di Raffaele Diana (ucciso nel 1988 perché vicino ai Bardellino), fu visto uscire da casa di Antonio Salzillo. Fu quella la molla che fece scattare l'ordine di Walter Schiavone, fratello di Sandokan, per organizzare l'agguato. Al quale partecipò anche Cipriano D'Alessandro, killer dei Casalesi, oggi collaboratore di giustizia, che ai magistrati della Dda ha fatto luce sull'agguato di camorra avvenuto a San Cipriano d'Aversa nel 1991. 

"Per eseguire l'omicidio - racconta - furono convocati anche i sanciprianesi, ovvero Antonio Basco, Alfredo Zara e Romolo Corvino, i quali, unitamente a me avrebbero dovuto partecipare all'azione di fuoco". Il commando partì da casa di Mario Iovine detto 'rififì. "Poco dopo le 12 partimmo per raggiungere la vittima, lo localizzammo e lo sorprendemmo alle spalle mentre si trovata sulla Vespa, con un bimbo, mi sembra suo figlio, seduto davanti a lui in piedi". 

E qui D'Alessandro racconta di come hanno salvato la vita del piccolo: "Noi eravamo tutti col volto travisato. Vista la situazione mi premurai di ordinare agli altri di evigtare assolutamente di ferire il piccolo. Giungemmo alle spalle di Diana e Basco si lanciò molto prima dalla vettura dirigendosi verso di lui, iniziando una colluttazione. Ricordo che Diana aveva preso alle spalle Basco, cercando di bloccarlo ed impedirgli di utilizzare il fucile. A quel punto scesi anche io dall'autovettura e subito ordinai alla persona con cui stava parlando Bosco di prelevare il bimbo e portarlo al sicuro. Accertatomi di questo, mi girai e colpii Diana con due colpi di fucile che penso uccisero la vittima. In seguito gli altri esplosero altri colpi, di cui forse non c'era bisogno, forse come sfogo dell'azione, e lo stesso Basco continuò a sparare sul corpo della vittima, probabilmente come ulteriore reazione per la colluttazione, ad eccezione di Zara che guidava".

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