Mamma uccisa, parla la ‘presunta amante’ di Emilio

La donna ha ricostruito il litigio con Katia ben prima del matrimonio. Ascoltato anche il titolare di un negozio che aveva raccontato di una banda di ladri in azione

Emilio Lavoretano e Katia Tondi

E’ stata udienza molti interessante quella svoltasi in mattinata dinanzi alla Corte di Assise (presidente Giovanna Napolitano, a latere De Santis) per l’omicidio di Katia Tondi, la giovane mamma uccisa nella sua abitazione al Parco Saurus di San Tammaro, per il quale è imputato il marito Emilio Lavoretano.

Dinanzi alla Corte è stata chiamata a testimoniare una donna che era considerata la “presunta amante” di Emilio e che ebbe anche un litigio con Katia nel 2009 (tre anni prima del matrimonio). E proprio su questo punto si è dibattuto in aula, con la testimone che ha chiarito gli aspetti di quella lite in strada. In particolare Emilio e la ragazza furono "sorpresi a parlare" a Santa Maria Capua Vetere nell’auto del ragazzo da Antonio Tondi, che bloccò la vettura e avvertì la sorella col cellulare. Quest’ultima si recò sul posto ed iniziò una discussione con la ragazza, colpendola anche con uno schiaffo. La ragazza stamane in aula ha smentito ogni notizia relativa ad un suo rapporto con Emilio che andasse ben oltre la conoscenza, sottolineando di essere al corrente che il ragazzo era fidanzato e che del resto anche lei lo era (con quello che è poi diventato suo marito).

Sul banco dei testimoni è poi salita un’amica di vecchia data di Katia, che ha raccontato di quando uscivano insieme in età quasi adolescenziale, ed il titolare di un negozio di alimentari ubicato vicino l’abitazione dove è stata uccisa Katia. Quest’ultimo, in particolare, ha raccontato di aver incontrato, qualche settimana dopo l’omicidio Emilio Lavoretano (che conosceva in quanto dipendente di Merola Gomme) e di avergli raccontato di alcuni furti che erano stati messi a segno nei giorni immediatamente precedenti all’omicidio della moglie da una banda di ladri in giro su una Bmw, presentandogli anche la foto dell’automobile che lui stesso aveva scattato.

Il marito di Katia avrebbe chiesto a lui di segnalare il caso alla polizia per dare forza e sostanza a quella che è anche la sua tesi difensiva, cioè che a commettere l’omicidio possa essere stata una banda di ladri visto che, proprio nel 2013, vi fu una escalation di furti tra San Tammaro e Santa Maria Capua Vetere.

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