Processo Jambo: chiesti 20 anni per il boss Zagaria

Appello per 13 imputati nel business del centro commerciale dei Casalesi

Michele Zagaria

Il procuratore generale della Corte d'Appello di Napoli ha chiesto diverse condanne per gli imputati coinvolti nel processo di secondo grado per il business del Jambo, ritenuto dagli inquirenti un affare del clan dei Casalesi.

Nel corso della sua requisitoria il pg ha chiesto la pena di 20 anni per il capoclan Michele Zagaria (condannato in primo grado a 18 anni); 10 anni per l'imprenditore Giuseppe Garofalo (condannato in primo grado a 13 anni); 8 anni per Giovanni Garofalo (condannato in primo grado a 10 anni); 14 anni per Gaetano Balivo (in primo grado condannato a 14 anni), 12 anni per Raffaele Cantone; 10 anni e 8 mesi per Carlo Bianco (in primo grado condannato a 10 anni); 10 anni e 8 mesi per l’ex vigile urbano Vincenzo Picone (in primo grado condannato a 10 anni); 10 anni e 8 mesi per Tommaso TirozziFrancesco Cantone, alias “O Malapelle” (in primo grado condannato a 20 anni); 13 anni e 4 mesi per Oreste Basco e Pasquale Pagano (in primo grado condannati a 16 anni), 5 anni e 4 mesi per l’ex assessore Luigi Cassandra (in primo grado condannato a 10 anni); 12 anni e 8 mesi per Vincenzo Di Sarno (in primo grado condannato a 14 anni); 10 anni e 8 mesi per Raffaele De Luca (in primo grado condannato a 10 anni); 2 anni e 8 mesi Giuseppe Petrillo (in primo grado condannato a 3 anni).

Si tratta del processo d'Appello per coloro i quali scelsero il rito abbreviato nel primo grado di giudizio. L'inchiesta fece emergere un inquietante spaccato caratterizzato dal totale asservimento degli amministratori del Comune di Trentola Ducenta ai voleri del boss Zagaria a danno dei cittadini; emblematico quanto avviene nel 2004, quando viene rilasciato un permesso a costruire per ampliare il centro commerciale Jambo di Trentola, la cui proprietà formale è della società Cis Meridionale, ma riconducibile di fatto al capoclan Zagaria. 

Nel collegio difensivo sono impegnati, tra gli altri, gli avvocati Angelo Raucci, Paolo Caterino e Giuseppe Stellato. Al processo si è costituita parte civile anche la Federazione Antiracket Italiana (FAI) rappresentata dall'avvocato Giovanni Zara

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