Iovine: "Zagaria prendi esempio, la giustizia vince sempre"

O' Ninno chiede scusa per l'omicidio di Nicola Villano poi tira in ballo l'altro capoclan: "Il delitto lo abbiamo deciso insieme"

Antonio Iovine e Michele Zagaria

"Prendi esempio, la giustizia vince sempre". E' questo il monito di Antonio Iovine, ex capoclan dei Casalesi oggi collaboratore di giustizia, a Michele Zagaria. Poche parole pronunciate nel corso del processo per l'omicidio di Nicola Villano, detto Zeppetella, ucciso in un autolavaggio a San Marcellino nel luglio del 2001.

Iovine, prima che prendessero la parola i difensori per le loro arringhe, ha chiesto ai giudici della Corte d'Assise di intervenire dal sito riservato da cui era collegato in videoconferenza. Ha chiesto scusa ai familiari della vittima, poi, per la prima volta, ha tirato in ballo Zagaria ribadendo che quel delitto venne pianificato di comune accordo. Poi il consiglio a prendere esempio, quasi un invito a collaborare con la giustizia. 

Dopo l'intervento di Iovine si è assistito alle arringhe dei difensori. L'avvocato Paolo Di Furia, difensore di Zagaria, ha ribadito come il movente del delitto, maturato nella faida di camorra con la frangia ribelle del gruppo degli aversani, non sia sufficiente a giustificare l'imputazione di omicidio a Capastorta. Inoltre il legale ha ripercorso le dichiarazioni di Iovine durante le indagini ribadendo come soltanto nel corso dell'udienza di oggi, ormai a giochi quasi fatti, 'o Ninno abbia tirato in ballo Zagaria. Adesso la parola passa ai giudici con la sentenza prevista tra un mese. 

Il pm della Dda nel corso della sua requisitoria ha invocato l'ergastolo per Zagaria, 14 anni per Iovine e 8 anni per l'altro imputato, Salvatore Orabona, anche lui collaboratore di giustizia. Secondo la ricostruzione della Dda furono i due capoclan Zagaria e Iovine a decretare l'omicidio. A morire, però doveva essere Raffaele Della Volpe, il capo zona "ribelle" dei Casalesi ad Aversa. Dello stesso gruppo faceva parte anche Orabona che, però, avrebbe fatto il doppio gioco (per lui è stata chiesta la condanna solo in relazione al tentato omicidio di Della Volpe). Della Volpe venne intercettato ma il commando decise di risparmiarlo perchè in auto con lui c'erano anche la moglie e la figlia di pochi mesi. 

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Il gruppo di fuoco a quel punto spostò la sua attenzione su un altro componente del gruppo aversano: Nicola Villano. Venne sorpreso dai sicari del clan in un autolavaggio, a San Marcellino, e freddato.

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